Il curioso caso dei portoghesi che scompaiono dalla Storia

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Esiste un fenomeno curioso nel modo in cui la storia viene raccontata: alcune nazioni sembrano mantenere sempre il proprio nome accanto alle grandi conquiste, mentre altre finiscono spesso inglobate in etichette più generiche come “europei”, “occidentali” o “navigatori del Rinascimento”.

Quando un inventore britannico rivoluziona l’industria, viene ricordato come inglese.
Quando un filosofo scrive di libertà e rivoluzione, viene identificato come francese.
Ma quando si parla delle grandi esplorazioni oceaniche del XV e XVI secolo, molti protagonisti portoghesi sembrano dissolversi dentro una narrazione collettiva europea.

È una questione di prospettiva storica, di linguaggio e, in parte, anche di “branding” culturale.

L’Australia e le mappe portoghesi

La versione più diffusa attribuisce la “scoperta” dell’Australia al capitano britannico James Cook nel 1770. Tuttavia, alcuni storici sottolineano come le celebri mappe di Dieppe del XVI secolo mostrassero già terre australi con toponimi che ricordano il portoghese.

Secondo questa interpretazione, navigatori lusitani potrebbero aver raggiunto o perlomeno cartografato parti dell’Australia molto prima dell’arrivo britannico. La teoria resta discussa e non universalmente accettata, ma continua ad alimentare il dibattito sul ruolo del Portogallo nelle esplorazioni del Pacifico.

Pedro Páez e la sorgente del Nilo

Per molto tempo, il merito della scoperta della sorgente del Nilo Azzurro è stato attribuito allo scozzese James Bruce nel XVIII secolo.

Eppure il gesuita portoghese Pedro Páez aveva già raggiunto quella zona nel 1618, oltre un secolo prima. I suoi resoconti descrivevano con precisione la sorgente del fiume in Etiopia.

Solo negli ultimi decenni, diversi studiosi hanno rivalutato il contributo di Páez, riconoscendolo come uno dei primi europei ad aver documentato il luogo.

Il Canada e il nome “Labrador”

Nella memoria collettiva nordamericana, figure come Jacques Cartier occupano un posto centrale nella storia dell’esplorazione canadese. Tuttavia, i fratelli Corte-Real e altri navigatori portoghesi parteciparono attivamente alle spedizioni nell’Atlantico settentrionale.

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Persino il nome Labrador deriverebbe da João Fernandes Lavrador, esploratore portoghese il cui cognome rimase impresso nella geografia della regione.

In questo caso, il nome è sopravvissuto più della figura storica stessa.

Bento de Góis e il Tibet

Tra le figure meno conosciute dell’espansione portoghese c’è Bento de Góis, gesuita che attraversò l’Asia centrale all’inizio del Seicento.

Il suo viaggio contribuì a dimostrare che il “Catai” citato nei racconti medievali corrispondeva effettivamente alla Cina. Attraversando regioni himalayane e territori estremamente difficili, Góis realizzò una delle spedizioni terrestri più straordinarie dell’epoca.

La Battaglia di Diu: una vittoria spesso dimenticata

La Battaglia di Diu è considerata da molti storici uno degli scontri navali più importanti dell’Età delle Scoperte.

Nel 1509, una flotta portoghese affrontò una coalizione composta da forze mamelucche, ottomane e alleati regionali nell’Oceano Indiano. La vittoria del Portogallo consolidò il controllo lusitano sulle rotte commerciali marittime per decenni.

Nonostante la sua importanza strategica, questa battaglia rimane relativamente poco presente nella cultura popolare internazionale rispetto ad altri eventi militari europei.

Un impero costruito sul mare

Il Portogallo fu una delle prime potenze globali moderne. Le sue spedizioni non furono soltanto avventure isolate, ma parte di un progetto sostenuto dalla Corona portoghese, dalla scuola nautica sviluppata durante il XV secolo e da innovazioni come la caravella.

Mappe, rotte commerciali, strumenti nautici e conoscenze astronomiche permisero a un piccolo regno europeo di creare collegamenti tra Europa, Africa, Asia e America.

Naturalmente, anche altre nazioni europee ebbero un ruolo fondamentale nell’espansione globale. Tuttavia, molti storici ritengono che il contributo portoghese venga spesso semplificato o assorbito in una narrazione più ampia sull’“Europa delle esplorazioni”.

Ed è proprio qui che nasce il dibattito: fino a che punto la storia globale riconosce davvero il peso specifico del Portogallo nell’Età delle Scoperte?

Author

  • Alan De Ambrogi autore Portogallo lisbona magazine

    Residente a Lisbona dal 2020, laureato in marketing, coniuga la sua passione per i viaggi con l'amore per la scoperta di nuove culture. La sua penna trasmette esperienze uniche e riflessioni ispirate dai luoghi che esplora.

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