Il Cammino di Santiago – Santiago de Compostela e Finisterre
“Visto che sono arrivato fino a qui, tanto vale girarmi e continuare a correre” cit….
“Visto che sono arrivato fino a qui, tanto vale girarmi e continuare a correre” cit. Forrest Gump
Alle 5 era buio pesto. Io e Mary iniziamo a camminare con la mia luce della bici in mano (che non so perché avevo portato con me nello zaino). Passiamo per una foresta al buio e ci ridiamo sopra. Mia madre si prenderebbe un colpo a leggere sta cosa (scusaaaa).
Ad una certa, passiamo per un albergue. Stiamo camminando e do un’occhiata dentro l’ingresso. Così, per curiosità. Indovina chi vedo?? Fede in fila per il caffè, ovviamente! La chiamo e ridiamo. Ci raggiunge, ci fermiamo tutte e tre a fare colazione e poi Fede va avanti (lei “corre” come me!!!).
Io e Mary saliamo una collina, arriviamo ai 9km e urliamo. Dopo 10 minuti, iniziamo a scendere e… vediamo la cattedrale di Santiago in lontananza. Quasi ci mettiamo a piangere. Siamo tutte entusiaste e facciamo gli ultimi chilometri super veloci. Mary è ortodossa, ad una certa mi dice “I want to pray for a bit, I am gonna walk behind you” (voglio pregare un po’, ti cammino dietro). Arriviamo alle porte di Santiago pregando insieme, una dietro l’altra.
Arrivate in cattedrale decidiamo di stare per la messa del pellegrino. Sentire tutte le lingue recitare la messa in una volta è impressionante. Mary si mette a piangere. Io mi metto a piangere. Un signore brasiliano di fianco a me cerca di consolarmi e cerca un fazzoletto. Non lo trova, mi tengo il moco! Arrivato il momento della comunione, dico a Mary che, se lo desidera, può mettersi in fila con me e prendere la benedizione. Mi dice di sì. Le dico di mettersi dietro di me, così che io lo possa dire al prete. Arriva il mio turno, prendo la comunione. Arriva il turno di Mary, il prete fa il suo lavoro. Non sapendo cosa fare, Mary rimane ferma a guardarlo e non si muove. Dopo un paio di lunghissimi secondi in cui rimane impalata, le prendo la mano ridendo e torniamo al nostro posto.
Dopo la messa, andiamo a vedere la tomba del santo. Andiamo poi a prendere la Compostela. Finito il tutto, mangiamo nel posto che mi aveva consigliato il signore di Cadiz sul battello. Finito il pranzo, io e Mary ordiniamo il dolce. È così buono che ne ordiniamo un altro. Il cameriere si mette a ridere.
La sera ceniamo nell’albergue. Cucino la PASTA!!! Una semplicissima pasta al tonno. Raga, che buona!!! Due settimane senza mangiare pasta. Il mio stomaco quel giorno gioisce.
La sera, usciamo a far festa con Andrea e altre persone che incontriamo in serata. Il giorno dopo, io mi alzo presto perché con Fede abbiamo organizzato di andare a Finisterre. Mary quel giorno tornerà a Lisbona.
Le lascio un bigliettino e vado.
Sull’autobus per Finisterre Fede si sente malissimo. Arriviamo, si ripiglia, e prendiamo un caffè in un bar gestito da un argentino. Leghiamo subito. Per malsana idea mia, io e Fede camminiamo fino al faro. Un caldo!! Arriviamo in cima e chiedo a un paio di signori “Acà playa no hay, no?” (Qui non c’è spiaggia, vero?). Essendo in cima ad un picco roccioso, si mettono tutti a ridere. Dopo esserci godute la vista, torniamo giù facendo autostop (scusa mamma, faceva caldo!). Entriamo in un negozietto e Fede mi compra una cavigliera. La proprietaria del negozio, italiana, ci offre di lasciare gli zaini da lei. Una ragazza dolcissima. Ci plasiamo in spiaggia (una spiaggia vera!) e ci rendiamo rapidamente conto che c’è mezza Italia attorno a noi. D’altronde, noi italiani amiamo il mare.
Finito il plasamento, Fede prende l’autobus per andare alla Coruña, da dove avrebbe preso l’aereo. Io torno a Santiago. Quasi quasi vomitavo addosso all’autista anche io nel viaggio di ritorno.
Il giorno dopo, prendo il Flixbus per tornare a Lisbona, con scalo a Vigo.
Se da Vigo a Santiago ci ho messo una settimana a piedi, in bus ci ho messo due ore ☹ Siccome ho due ore fra un bus e l’altro, vado a mangiare in un posto super piccolo, gestito da colombiani. Ci mettiamo a fare gossip sul compleanno di una delle signore e, finito di mangiare, passo da una tabaccheria per comprare le sigarette per un mio amico. Pago e il tipo mi guarda confuso. Parlo spagnolo argentino, la mia carta d’identità è italiana e, avendo vissuto in Inghilterra, la mia carta di debito paga in sterline. Tutto questo mentre sto comprando sigarette in spagna. Il ragazzo mi guarda e mi fa “Pero… de dónde eres, quien eres?” (Ma… di dove sei, chi sei?). Ci mettiamo a ridere e gli rispondo “Es complicado”.
Prendo il bus per Lisbona.
Prima di iniziare il Cammino di Santiago, Elina mi aveva detto che qualcosa sarebbe cambiato. Non le credevo. Non capivo come la semplice azione di camminare potesse cambiare qualcosa in me. Beh. Il Cammino non mi ha stravolto la vita. Ma, sicuramente, mi ha cambiato la prospettiva. Il Cammino è una metafora della vita stessa. Si fa fatica? Se ci si ferma non si arriva più. Se non si riposa non si arriva più. Lo zaino pesa? Pesa di meno se si porta solo l’essenziale. E tutti abbiamo uno zaino da portare.
Siamo tutti sulla stessa barca. Ognuno con la propria storia e le proprie domande. Condividiamo momenti insieme. Non siamo soli. Questo ci porta a dover avere tolleranza, pazienza, ed empatia. Tutto è passeggero. Le giornate possono sembrare ripetitive, abbiamo una routine. Ma, in questa routine, non mangiamo sempre la stessa cosa, non diciamo sempre le stesse cose, non pensiamo sempre le stesse cose. I paesaggi cambiano… e possiamo decidere di notarli, o di concentrarci sulla fatica.
Soprattutto, camminiamo. Sempre. La destinazione conta fino ad un certo punto. Il cammino è il centro di tutto. E sta a noi decidere come camminare, giocando con quello che la vita ci dà, che non è uguale per tutti. Per questo, è importante avere pazienza con noi stessi e non compararsi con il cammino degli altri. Solo quando si smette di misurare il nostro cammino, si può trovare pace (citazione filosofica del prete di Santiago, non mia).
Per questo motivo, quando arriva a Santiago, molte volte la gente sente che non si vuole fermare.
Come dice Forrest, “visto che sono arrivato fino a qui, tanto vale girarmi e continuare a correre”.