Portogallo, la nuova “legge anti-burqa”: cosa cambia e come funziona il divieto di coprire il volto
Il Portogallo entra nel gruppo dei Paesi europei che hanno introdotto restrizioni all’utilizzo di indumenti che coprono integralmente il volto negli spazi pubblici.
La cosiddetta “legge delle burqa” è stata promulgata il 18 agosto 2026 dal presidente della Repubblica António José Seguro, dopo essere stata approvata dall’Assemblea della Repubblica il 17 luglio. Il provvedimento era nato da un’iniziativa parlamentare di Chega, ma durante l’iter legislativo il testo è stato modificato e ha assunto una formulazione più generale, riferita alla copertura del volto negli spazi pubblici, senza vietare esplicitamente un particolare simbolo religioso.
La questione è particolarmente delicata perché riguarda contemporaneamente sicurezza, identificazione delle persone, libertà individuali, libertà religiosa e integrazione sociale. Lo stesso presidente Seguro, nel motivare la promulgazione, ha definito la materia di “grande sensibilità sociale e culturale”, sottolineando la difficoltà di stabilire un equilibrio tra diritti e doveri.
Cosa prevede la nuova legge
Il punto centrale della normativa è il divieto di utilizzare negli spazi pubblici indumenti destinati a nascondere o impedire la visibilità del volto.
Il riferimento più immediato è quindi a indumenti come la burqa e il niqab, ma la formulazione della legge è più ampia e non si limita all’abbigliamento religioso.
Questa distinzione è importante.
La burqa copre integralmente il corpo e il volto, mentre il niqab lascia generalmente visibili gli occhi ma copre il resto del viso. Un normale hijab, invece, lascia scoperto il volto e non rientra quindi nel divieto.
La nuova normativa non stabilisce dunque un divieto generale del velo islamico e non introduce un divieto dei simboli religiosi.
Il suo oggetto è la copertura del volto in determinati spazi e circostanze.
Perché è stata approvata?
Le motivazioni alla base della legge sono principalmente legate alla possibilità di identificare le persone e alla sicurezza negli spazi pubblici.
Durante l’iter parlamentare, tuttavia, il tema è stato affrontato anche dal punto di vista dell’integrazione e della convivenza sociale.
Il presidente della Repubblica, nel promulgare il provvedimento, ha richiamato proprio tre elementi: integrazione sociale, non discriminazione di genere e sicurezza, oltre alla giurisprudenza del Tribunale europeo dei diritti dell’uomo relativa a provvedimenti analoghi.
Non si tratta quindi di una legge che nasce esclusivamente da una questione religiosa. La formulazione finale cerca di presentare la misura come una norma generale relativa all’identificazione delle persone e alla sicurezza.
Non significa che sia vietato coprirsi il volto sempre
Uno degli aspetti più importanti della legge riguarda le eccezioni.
La normativa non impedisce di coprire il volto in qualunque situazione. Sono previste circostanze nelle quali la copertura è giustificata, tra cui motivi sanitari, professionali, artistici, di intrattenimento, pubblicitari, di sicurezza o legati alle condizioni climatiche.
Sono inoltre previste esclusioni relative ad alcuni luoghi, tra cui installazioni diplomatiche e consolari e luoghi di culto.
Questo significa, per esempio, che la normativa non può essere interpretata come un divieto di utilizzare una mascherina per motivi sanitari o di coprirsi il volto per proteggersi dal freddo.
Il principio generale viene quindi accompagnato da una serie di eccezioni che servono a distinguere l’occultamento del volto motivato da esigenze concrete da quello previsto dalla norma.
Quali sono le sanzioni?
Anche sotto questo aspetto il testo finale è diverso dalla proposta originaria.
Nella prima versione del progetto erano state ipotizzate sanzioni molto più severe, compresa la possibilità di una pena detentiva.
Il testo approvato dal Parlamento prevede invece sanzioni economiche fino a 750 euro nei casi di negligenza e fino a 3.000 euro nei casi di dolo.
Si tratta quindi di un cambiamento significativo rispetto alla proposta iniziale.
La legge finale è il risultato di un processo parlamentare nel quale il testo è stato modificato prima dell’approvazione definitiva.
Chi ha votato a favore?
La legge è stata approvata in Parlamento il 17 luglio 2026 con i voti favorevoli di PSD, Chega, Iniciativa Liberal e CDS-PP.
I partiti della sinistra parlamentare hanno invece votato contro, mentre il PAN si è astenuto.
La sua approvazione rappresenta quindi anche un esempio delle diverse posizioni politiche presenti in Portogallo sul rapporto tra sicurezza, libertà individuali e simboli religiosi.
È tuttavia importante distinguere il percorso politico dalla natura della norma: il testo finale non contiene un divieto rivolto esplicitamente a una religione specifica.
Il Portogallo non è il primo Paese europeo
Il nuovo provvedimento portoghese non rappresenta un caso isolato.
In Europa esistono già diversi modelli legislativi relativi alla copertura integrale del volto, ma non esiste una normativa europea uniforme.
Alcuni Stati hanno introdotto divieti generalizzati negli spazi pubblici, altri hanno preferito limitare l’utilizzo del velo integrale in determinati luoghi, mentre altri ancora non hanno una legge nazionale specifica.
Francia
La Francia è stata il primo Paese europeo a introdurre una proibizione generale della copertura integrale del volto negli spazi pubblici.
La legge è entrata in vigore nel 2011 e prevede sanzioni per chi viola il divieto.
La normativa francese è stata motivata principalmente attraverso esigenze di sicurezza, identificazione e convivenza sociale. Durante la pandemia di Covid-19 è stato inoltre chiarito che le mascherine utilizzate per motivi sanitari rientravano nelle eccezioni previste.
Belgio
Sempre nel 2011, anche il Belgio ha introdotto una normativa contro la copertura integrale del volto negli spazi pubblici.
Le violazioni possono comportare multe e, in determinate circostanze, anche una pena detentiva fino a sette giorni.
Le motivazioni indicate dalle autorità sono state soprattutto sicurezza, identificazione e integrazione.
Bulgaria
La Bulgaria ha introdotto il divieto nel 2016.
La normativa limita l’utilizzo della copertura integrale del volto agli spazi privati e ai luoghi di culto.
Austria
In Austria il divieto è entrato in vigore nel 2017.
Il Paese ha successivamente introdotto ulteriori restrizioni riguardanti anche il velo islamico nelle scuole: nel 2025 il Parlamento ha approvato una normativa relativa alle ragazze di età inferiore ai 14 anni.
Danimarca
La Danimarca ha scelto nel 2018 una delle impostazioni più ampie.
La normativa vieta in generale l’utilizzo di indumenti che coprono il volto negli spazi pubblici e comprende esplicitamente burqa e niqab.
Paesi Bassi
Il modello olandese è invece più limitato.
Dal 2019 la copertura del volto è vietata in determinati ambienti, tra cui scuole, ospedali e mezzi di trasporto pubblico.
Non esiste quindi un divieto generale valido per ogni spazio pubblico.
Germania
La Germania ha adottato un approccio più frammentato.
Non esiste un divieto nazionale generale equivalente a quello francese o danese. Sono invece previste restrizioni in determinati contesti, tra cui alcune professioni, scuole e situazioni nelle quali l’identificazione della persona viene considerata necessaria.
Lussemburgo
Il Lussemburgo ha introdotto nel 2018 restrizioni alla copertura integrale del volto in diversi luoghi pubblici.
Le limitazioni riguardano, tra gli altri, trasporti pubblici, scuole, ospedali, strutture per anziani, edifici giudiziari e strutture dell’amministrazione pubblica accessibili al pubblico.
Spagna
La situazione spagnola è molto diversa.
Non esiste una legge nazionale che vieti in generale burqa o niqab negli spazi pubblici.
Alcune decisioni sono state invece lasciate alle istituzioni locali e alle singole strutture. Questo ha prodotto un quadro meno uniforme rispetto a Francia, Belgio o Danimarca.
Italia
Anche l’Italia non dispone di una legge specificamente dedicata a burqa e niqab.
Esiste però una normativa del 1975 che vieta, per ragioni legate alla sicurezza, di rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico senza giustificato motivo.
Questa normativa, nata in un contesto legato alla lotta contro il terrorismo, è stata utilizzata anche in alcune controversie relative alla copertura del volto.
Svezia
La Svezia mantiene invece un approccio maggiormente orientato alla libertà individuale.
Non esiste un divieto nazionale del velo religioso e la copertura del capo rimane generalmente consentita nella vita pubblica. Alcune autorità locali hanno comunque cercato di introdurre limitazioni specifiche in determinati contesti, soprattutto scolastici.
Una mappa europea tutt’altro che uniforme
Il confronto con gli altri Paesi mostra un elemento importante: parlare di una “legge europea sulla burqa” sarebbe fuorviante.
L’Europa presenta almeno tre approcci differenti.
Da una parte ci sono i Paesi che hanno scelto un divieto generale negli spazi pubblici, come Francia, Belgio e Danimarca.
Dall’altra ci sono Stati che hanno preferito limitare la copertura del volto soltanto in determinati luoghi, come Paesi Bassi e Lussemburgo.
Infine ci sono Paesi nei quali non esiste un divieto nazionale generale, come Spagna e Svezia, oppure dove le restrizioni derivano da norme più generali sulla sicurezza e sull’identificazione, come nel caso italiano.
Il Portogallo si aggiunge ora al primo gruppo, anche se la formulazione della propria legge e le relative eccezioni la rendono comunque diversa dalle normative degli altri Paesi.
Una questione che riguarda poche persone?
Un elemento spesso assente dal dibattito pubblico riguarda la reale diffusione della burqa e del niqab.
La nuova legge riguarda potenzialmente milioni di persone che frequentano gli spazi pubblici, ma la sua applicazione concreta al velo integrale interessa una parte molto più limitata della popolazione.
Questo contribuisce a spiegare perché il provvedimento abbia una dimensione soprattutto giuridica e simbolica, oltre che pratica.
Da una parte, i sostenitori considerano importante stabilire una regola generale sulla visibilità del volto e sulla possibilità di identificare una persona.
Dall’altra, chi critica questo tipo di normativa pone l’attenzione sulla libertà individuale, sulla libertà religiosa e sul rischio che una norma generale finisca per incidere soprattutto su una minoranza molto specifica.
Sono due prospettive differenti che fanno parte del dibattito democratico attorno alla legge.
Cosa ha detto il presidente Seguro
La decisione del presidente della Repubblica è particolarmente significativa proprio perché António José Seguro ha riconosciuto la complessità della questione.
Nel promulgare il decreto, il presidente ha sottolineato che si tratta di una materia nella quale è difficile stabilire un equilibrio tra diritti e doveri. Ha tuttavia deciso di promulgare la legge considerando, tra gli altri elementi, le modifiche introdotte durante il procedimento legislativo e i riferimenti alla sicurezza, all’integrazione e alla non discriminazione di genere.
Il suo intervento mostra quindi come la questione non possa essere ridotta semplicemente alla contrapposizione tra “favorevoli” e “contrari al burqa”.
Il vero tema riguarda il punto in cui una società decide di porre il limite tra libertà individuale e regole collettive.
Cosa cambia concretamente in Portogallo
Per chi vive in Portogallo, la conseguenza principale è relativamente semplice:
la copertura integrale del volto negli spazi pubblici sarà soggetta a un divieto, salvo le eccezioni previste dalla legge.
Non viene invece vietato il normale velo islamico che lascia scoperto il volto.
La legge non introduce inoltre un divieto generale dei simboli religiosi e non stabilisce che una persona debba rinunciare alla propria fede o al proprio abbigliamento religioso.
Il cambiamento riguarda specificamente la visibilità del volto.
È questa distinzione che sarà fondamentale anche nell’applicazione concreta della normativa.
Un nuovo capitolo nel dibattito europeo
Con l’approvazione della nuova legge, il Portogallo si avvicina al modello adottato da alcuni altri Paesi europei, ma senza replicarne esattamente le disposizioni.
La novità portoghese va quindi inserita in un quadro europeo molto più ampio, nel quale convivono divieti generali, restrizioni limitate a determinati luoghi e Paesi che non hanno introdotto una normativa nazionale specifica.
Il tema continuerà probabilmente a generare discussioni anche in Portogallo, soprattutto sulla corretta applicazione delle eccezioni, sul rapporto con la libertà religiosa e sulla proporzionalità delle sanzioni.
Per ora, il dato certo è che il Portogallo ha scelto di introdurre una nuova regola sulla visibilità del volto negli spazi pubblici, entrando ufficialmente nella lista dei Paesi europei che hanno deciso di disciplinare legislativamente questa materia.