Il Cammino di Santiago – Il tragitto in Spagna
“E da quel giorno, se andavo da qualche parte, io ci andavo correndo!” cit. Forrest…
“E da quel giorno, se andavo da qualche parte, io ci andavo correndo!” cit. Forrest Gump
Io e Federica siamo state un po’ haters della Spagna. La ragione principale è che il caffè era orribile e costava un botto. Inoltre, i dolci portoghesi alla mattina sono imbattibili. Avendo bisogno della nostra sugar rush diurna, con sto pan y tomate (pane e pomodoro) noi italiani ci facciamo ben poco. C’è da dire che il pesce della cucina gallega è super buono!
In Spagna sono successe un sacco di cose! A Viladesuso, ho incontrato due Argentine fantastiche. Il povero proprietario dell’albergue ha dovuto chiudere la porta della nostra camerata da quanto ridevamo. Quella sera, siamo andate a vedere il tramonto insieme. Abbiamo bevuto una birra e mangiato un dolce tipico del posto (così tipico che nessuna di noi se ne ricorda il nome).
Il giorno dopo, avevo pianificato di tirare fino a 12 km da Vigo. A Ramallosa, mi sono fermata per una pausa e il mio corpo si è rifiutato di andare avanti. Durante il Cammino, è importantissimo trovare l’equilibrio giusto fra lo stringere i denti e il fermarsi per recuperare le forze. In quel momento, le mie gambe mi hanno detto: “se cammini ancora ti abbandono!”. Così, ho trovato un’economica stanza singola in un convento, ho fatto il check-in, mi sono docciata e sono morta nel letto per due ore e mezza.
Mi sveglio e scrivo a Fede. Era da Viana do Castelo che non la vedevo. A casissimo, succede questo:


Il giorno dopo, a colazione, una ragazza russa approfitta di un momento in cui io vado in bagno per provarci con Fede. Ci rimettiamo in cammino e ci ridiamo su per il resto del tragitto. Facciamo la strada insieme fino a Vigo e arriviamo in una spiaggia stupenda. Dopo una pucciata di piedi, ci salutiamo.
Ancora una volta, ognuna per la sua strada.
A Vigo mi sono fermata due notti. Non perché mi piacesse particolarmente (è una città portuale). Ma perché sono andata a vedere le Isole Cíes (tappa consigliata!). Alle isole ho fatto il bagno. L’acqua era gelida, ma è stata un toccasana per il corpo. Sul battello verso le Isole mi sono messa a parlare con un signore di Cadiz. Un autentico spirito libero che aveva fatto non uno, ma quattro cammini :,) Mi raccomanda un sacco di posti, tra cui un ristorante a Santiago de Compostela (il miglior ristorante in cui abbia mangiato in Spagna!).
Dopo Vigo, arrivo a Redondela e poi a Pontevedra. A Pontevedra, incontro Maria, la mia coinquilina di Lisbona. A Lisbona, avevamo deciso di fare le ultime tappe insieme.
Da Pontevedra a Caldas del Reis ci siamo subito rese conto di avere un’andatura diversa. Il mio passo da Milanese imbruttita mi segue ovunque. Maria, invece, è greca di Lesbo. Scherza sul fatto che cammina come un signore anziano. Uno di quelli che mettono le mani dietro la schiena e che guardano gli operai al lavoro. Entrambe, con molta libertà, decidiamo di camminare separate e di incontrarci a Caldas. Questa è una cosa super importante durante il Cammino: non forzare nulla. Lasciare che le cose si sviluppino naturalmente.
Sul tragitto, incontro Andrea. Dire incontrare è una parola gigante. L’ho passato camminando. Andrea è veneto. Alto due metri. In un sentiero fra i boschi, sta camminando davanti a me. Raggiunge un gruppo di signore italiane e fa: “italiane?” Tutte rispondono “siiiii”. Andrea fa: “di dove?” Loro iniziano “Firenze” “Roma” “Pisa”. Arrivo io da dietro alla velocità della luce ed esclamo “Milanooooo” mentre continuo a camminare. Si mettono tutti a ridere.
Andrea me lo ritrovo nell’albergue di Caldas e organizziamo per andare “alle terme” insieme. Tutta gasata, Maria si immagina una spa. Beh, le acque termali di Caldas non sono altro che una pozza di pietra dove i pellegrini pucciano i piedi. Consiglio vivamente di andare, si incontrano un sacco di persone!
Alle “terme” incontriamo Benez, un signore Catalano incredibile. Andrea cerca di parlargli inglese. Benez parla solo Catalano e Castigliano. Ogni volta che Andrea gli rivolge la parola mi guarda e mi fa “non he entendido nada” (non ho capito niente). La scena fa molto ridere.
Il giorno dopo, camminiamo verso Padrón. Io arrivo prima e aspetto Maria su una panchina (categoricamente all’ombra!). Come un pollo, mi addormento. Mi sveglia la risata di una signora del posto che mi ha visto “plasatissima” (come si direbbe a Milano). Mary arriva. Ha incontrato Andrea sulla strada. Mangiamo insieme e proseguiamo.
Il sole è a picco, fa un caldo assurdo e non ci sono bacini d’acqua dove rinfrescarsi. Arriviamo a un fiumiciattolo che chiameremo “il fiume del colera” (l’odore era quello). Ce ne freghiamo, è all’ombra e siamo sfiniti. Ci riposiamo un po’. Viene fuori che Andrea suona la batteria e ama la Samba. Prende due legnetti, inizia a picchiettare su una roccia e io la inizio a ballare. In vena di ritmi latini, metto una salsa su Spotify e gli insegno un paio di passi. Ridiamo tutti e tre grondanti di sudore.
Andrea arriva al suo albergue, io e Mary camminiamo per altri 3km. Arriviamo alla nostra pensione e ci accolgono i proprietari. Due signori galleghi incredibili! Lei ci dà una bottiglia d’acqua fredda gigante. Lui ci dice di stare attente a berla tutta d’un colpo. Mi ricorda mia mamma! Ci beviamo poi il liquore d’erbe gallego. Un po’ brille, andiamo in stanza. Ci docciamo, riposiamo un po’ e scendiamo a cenare. Torniamo su e, prima di andare a dormire, mi esce “Mary… domani arriviamo a Santiago!”
Io e Mary vogliamo finire insieme. Decidiamo di partire alle 5 di mattina del giorno dopo. Così da evitare il caldo e prendercela con calma, visto che, “se [vado] da qualche parte, io ci [vado] correndo”.