Geringonça: l’alleanza “impossibile” che ha cambiato il Portogallo
Immagina un Paese appena uscito da anni di austerità, stanco di sacrifici e senza una maggioranza politica capace di governare. Nessuno avrebbe scommesso su un’alleanza tra socialisti, comunisti, ambientalisti e una sinistra radicale nata per contestare proprio i socialisti. Eppure, nel 2015, in Portogallo accadde l’impensabile: questi partiti decisero di mettere da parte decenni di diffidenze e firmarono un patto inedito, che molti definirono subito Geringonça—un “aggeggio” politico improbabile, qualcosa che sembrava destinato a cadere a pezzi da un momento all’altro.
La sorpresa? Quell’aggeggio non solo funzionò, ma governò per quattro anni, migliorò salari, pensioni e servizi pubblici, e riportò fiducia in un Paese provato dalla crisi. La Geringonça divenne così uno dei più curiosi esperimenti politici europei del XXI secolo.
Breve definizione: cos’è la “Geringonça”
La Geringonça era il nome – inizialmente ironico – dato all’accordo parlamentare che, dal 2015 al 2019, permise al Partido Socialista di António Costa di governare il Portogallo con il sostegno esterno di tre partiti di sinistra: Bloco de Esquerda (BE), Partido Comunista Português (PCP) e Partido Ecologista “Os Verdes” (PEV). Il termine, che in portoghese significa “aggeggio”, “macchinario improvvisato”, venne utilizzato dai critici per sottolineare la natura precaria e inusuale dell’alleanza, ma fu poi riappropriato come simbolo di stabilità e cooperazione politica.
Contesto storico
La nascita della Geringonça si inserisce in un periodo segnato dalla grave crisi economica del 2011 e dai duri anni di austerità imposti dalla Troika (FMI, BCE e Commissione Europea). Dopo tagli a stipendi, pensioni e servizi pubblici, l’insoddisfazione popolare era forte e la priorità per molti cittadini era superare la fase di sacrifici, recuperando diritti sociali e potere d’acquisto. Alle elezioni del 2015 il Paese era quindi desideroso di stabilità, ma allo stesso tempo di un cambiamento rispetto alle politiche restrittive del governo di centro-destra.
Perché fu definita “strana alleanza” o “governo improbabile”
La Geringonça venne considerata un esperimento politico insolito perché univa forze che storicamente non avevano mai collaborato: il Bloco de Esquerda, nato come movimento di sinistra radicale; il PCP, tradizionalmente distante e spesso critico verso il PS; e i Verdi, legati al PCP attraverso la CDU. Nonostante differenze profonde su temi economici, europeismo e strategia politica, questi partiti accettarono di sostenere un governo socialista per bloccare la destra e approvare misure sociali condivise. L’accordo fu quindi percepito come fragile e controintuitivo, ma si rivelò sorprendentemente stabile.
Ascesa delle forze di sinistra
Il voto del 2015 segnò anche un significativo avanzamento dei partiti di sinistra. Il Bloco de Esquerda registrò una crescita storica, diventando la terza forza politica del Paese, mentre la CDU – la coalizione che riunisce il Partido Comunista Português (PCP) e il Partido Ecologista “Os Verdes (PEV)” – mantenne un peso parlamentare decisivo. Sebbene queste forze fossero tradizionalmente critiche verso il Partito Socialista, il loro rafforzamento aprì la porta a nuove possibilità di convergenza politica.
Il fallimento del governo uscente e lo stallo della destra
Nonostante fosse arrivata prima, la coalizione di centro-destra non riuscì a formare un governo stabile. Il suo programma non ottenne il sostegno del Parlamento e il governo guidato da Passos Coelho cadde dopo pochi giorni, bloccato da una mozione di sfiducia. Per la prima volta nella storia della democrazia portoghese, i partiti di sinistra si mostrarono disponibili a negoziare un accordo alternativo che impedisse alla destra di tornare al potere. Da quello stallo politico nacque l’idea – fino ad allora impensabile – di una collaborazione tra PS, BE, PCP e PEV: la futura Geringonça.
La nascita della Geringonça: un’alleanza “improbabile”
Dopo le elezioni del 2015, il Partido Socialista (PS) guidato da António Costa decise di tentare una strada inedita nella storia politica portoghese: formare un governo di minoranza, appoggiato esternamente da tre partiti con cui non aveva mai collaborato a livello governativo — Bloco de Esquerda (BE), Partido Comunista Português (PCP) e Partido Ecologista “Os Verdes” (PEV). Questa scelta nasceva dall’impossibilità della destra di governare e dalla volontà comune delle forze di sinistra di bloccare il ritorno alle politiche di austerità. Quello che inizialmente sembrava solo un esperimento temporaneo divenne presto un nuovo modello di cooperazione parlamentare.
Origine del nome “Geringonça”
La parola “Geringonça” in portoghese significa “aggeggio”, “baraccone”, “struttura improvvisata”. Fu coniata dai critici dell’accordo — soprattutto da commentatori e opposizione di destra — per suggerire che l’alleanza fosse instabile, mal costruita e destinata a cadere rapidamente. Paradossalmente, il termine venne poi adottato dagli stessi protagonisti e dai sostenitori dell’accordo come un marchio identitario: ciò che era nato come insulto divenne il simbolo di una cooperazione capace di funzionare contro ogni previsione.
Le modalità dell’accordo
La Geringonça non fu una vera coalizione di governo, ma un’intesa di confidence-and-supply:
- il PS governava in autonomia;
- BE, PCP e PEV garantivano fiducia parlamentare, l’approvazione del programma di governo e il sostegno ai principali bilanci;
- in cambio, erano stati firmati accordi scritti su misure concrete, come il ripristino di salari e pensioni, l’aumento del salario minimo e il rafforzamento dei servizi pubblici.
Questa formula permise alla Geringonça di durare per un intero ciclo legislativo (2015–2019), dimostrando che anche un’“invenzione politica” nata tra mille scetticismi potesse tradursi in stabilità.
Risultati e politiche realizzate (2015–2019)
Obiettivi dichiarati
Fin dal suo insediamento, la Geringonça si pose un obiettivo chiaro: superare l’era dell’austerità senza mettere a rischio gli impegni internazionali del Portogallo. Il governo Costa si impegnò a ripristinare diritti sociali, aumentare il reddito disponibile delle famiglie, ridurre la pressione sui servizi pubblici e, allo stesso tempo, mantenere il rispetto dei vincoli europei sul deficit e sulla sostenibilità finanziaria. Era una sfida complessa: conciliare politiche sociali espansive con il rigore imposto dall’UE.
Misure concrete
Nel corso del mandato, l’esecutivo sostenuto dalla Geringonça mise in atto una serie di politiche visibili e immediate per la popolazione, tra cui:
- Aumento progressivo del salario minimo nazionale
- Ripristino delle pensioni e degli stipendi della funzione pubblica, precedentemente tagliati
- Reintroduzione di diritti sociali sospesi durante gli anni della Troika
- Riduzione dei costi di alcuni servizi essenziali, come trasporti e bollette energetiche
- Investimenti e misure di supporto per istruzione, sanità e protezione sociale
- Maggiore attenzione alle famiglie e alla lotta alla precarietà
Queste politiche contribuirono a migliorare la qualità della vita di molti cittadini, sostenendo la crescita economica e riducendo il clima di tensione sociale presente negli anni precedenti.
Stabilità e bilancio
Nonostante i dubbi iniziali sulla tenuta dell’accordo — spesso definito un “castello di carte politico” — la Geringonça completò l’intero mandato di quattro anni, un risultato sorprendente per un governo di minoranza in Portogallo. Inoltre, raggiunse un traguardo significativo: ridurre il deficit pubblico ai livelli più bassi della democrazia portoghese, arrivando persino a un avanzo primario, il tutto senza interrompere la crescita economica.
Impatto politico
La Geringonça divenne rapidamente un caso di studio internazionale. Per molti osservatori rappresentò un esempio riuscito di cooperazione tra socialdemocrazia e sinistra radicale, dimostrando che alleanze considerate “impossibili” potevano governare con efficacia. Il suo successo contribuì a ridefinire il dibattito politico in Portogallo e offrì un modello alternativo di dialogo e compromesso a livello europeo, soprattutto in un periodo in cui molti Paesi affrontavano instabilità politica e polarizzazione.
Limiti, critiche e fine della Geringonça
Nonostante la sua longevità, la Geringonça fu segnata fin dall’inizio da divergenze profonde tra PS, BE, PCP e PEV. Le differenze ideologiche su temi strutturali — dalle politiche del lavoro al mercato immobiliare, passando per la strategia economica dello Stato — limitarono spesso l’azione del governo e impedirono riforme più ambiziose. Una parte della sinistra radicale criticò duramente l’esperienza, sostenendo che l’accordo avesse “addomesticato” BE e PCP, trasformandoli in garanti di un sistema che continuava a favorire lo status quo capitalistico, senza affrontare nodi come la precarietà o la speculazione immobiliare.
La rottura arrivò nel 2021, quando BE e PCP votarono contro la proposta di bilancio statale per il 2022. Quel voto segnò la fine formale dell’accordo di sostegno parlamentare e aprì la strada alle elezioni anticipate del 2022, che chiusero ufficialmente la parentesi politica della Geringonça e inaugurarono una nuova fase, dominata dalla maggioranza assoluta del PS.
L’eredità della Geringonça
A distanza di anni, la Geringonça rimane uno degli esperimenti politici più singolari della democrazia portoghese. Per alcuni rappresenta la prova che è possibile governare conciliando socialdemocrazia e sinistra radicale, garantendo stabilità e allo stesso tempo migliorando la vita dei cittadini senza violare gli impegni europei. Per altri, invece, resta un’occasione mancata: un’alleanza che non sfruttò la sua forza parlamentare per realizzare cambiamenti più profondi e strutturali.
In ogni caso, la Geringonça ha lasciato un’impronta duratura: ha ridisegnato gli equilibri politici della sinistra portoghese, ha mostrato che governi di minoranza possono essere stabili e ha aperto la strada a un nuovo modo di intendere la cooperazione tra partiti tradizionalmente incompatibili. È un capitolo che continua a dividere, ma che ha indubbiamente segnato un prima e un dopo nella politica portoghese.