L’abolizione della pena di morte in Portogallo

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Il Portogallo è stato uno dei primi paesi al mondo ad abolire la pena di morte, diventando un simbolo di progresso e modernità in Europa già nel XIX secolo. In un’epoca in cui le esecuzioni pubbliche erano ancora considerate normali in gran parte del continente, la decisione portoghese venne vista come rivoluzionaria e attirò persino l’attenzione di intellettuali stranieri come Victor Hugo.

Il percorso però non fu immediato: il paese abolì gradualmente la pena capitale, iniziando dai reati politici e poi da quelli civili nel 1867, fino ad arrivare al divieto totale sancito dalla Costituzione del 1976. Oggi il Portogallo è considerato uno degli esempi storici più importanti nella battaglia europea contro la pena di morte.

Quando è stata abolita la pena di morte in Portogallo?

L’abolizione della pena di morte in Portogallo avvenne in modo graduale nel corso di oltre un secolo. Il primo passo arrivò nel 1852, quando il paese eliminò la pena capitale per i crimini politici, una decisione rara per l’epoca.

Nel 1867 il Portogallo fece un passo ancora più importante: con la legge del 1º luglio venne abolita la pena di morte per i crimini civili. Questa scelta rese il paese uno dei pionieri europei nella difesa dei diritti umani e suscitò grande attenzione anche all’estero.

Nel 1911, dopo la proclamazione della Repubblica, l’abolizione fu estesa anche ai crimini militari. Tuttavia, durante la Prima Guerra Mondiale, venne introdotta un’eccezione temporanea per alcuni reati militari commessi in zona di guerra.

La fine definitiva della pena capitale arrivò con la Costituzione del 1976, approvata dopo la Rivoluzione dei Garofani. L’articolo 24 stabilisce chiaramente che “in nessun caso vi sarà pena di morte”, rendendo impossibile il suo ritorno nell’ordinamento portoghese.

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Il dibattito parlamentare del 1867

L’abolizione della pena di morte in Portogallo nel 1867 fu preceduta da un acceso dibattito politico e filosofico all’interno del Parlamento. Uno dei protagonisti principali fu il ministro Barjona de Freitas, che difese la riforma sostenendo che uno Stato moderno non dovesse basarsi sulla vendetta ma sulla giustizia e sulla civiltà.

Tra gli argomenti a favore dell’abolizione vi erano soprattutto motivi di umanità e di progresso civile. Molti deputati ritenevano che la pena capitale fosse incompatibile con l’idea di una società più evoluta e rispettosa della vita umana. Inoltre, veniva contestata l’efficacia della pena capitale come deterrente, dato che non esistevano prove concrete che le esecuzioni riducessero realmente la criminalità.

Non mancavano però le opposizioni. Alcuni parlamentari sostenevano che il Portogallo non fosse ancora “pronto” per una misura così avanzata e temevano che l’abolizione potesse essere interpretata come un segno di debolezza dello Stato.

La decisione portoghese ebbe una grande eco internazionale. Lo scrittore francese Victor Hugo lodò pubblicamente il Portogallo, definendolo un esempio di progresso morale per l’Europa del tempo.

L’ultima esecuzione in Portogallo

L’ultima esecuzione civile in Portogallo avvenne nel 1846 a Lagos, in Algarve. Il condannato fu Manuel Gaspar, giustiziato per omicidio. Si tratta dell’ultimo caso documentato di applicazione della pena di morte nei tribunali civili portoghesi, in un periodo in cui questo tipo di punizione stava già progressivamente scomparendo dalla pratica giudiziaria del Paese.

Dopo questa esecuzione, la pena capitale non venne più applicata nei processi civili. In altre parole, il Portogallo arrivò all’abolizione formale del 1867 con una realtà già cambiata da tempo: la pena di morte era rimasta sulla carta, ma di fatto era già uscita dal sistema giudiziario ordinario.

Il Portogallo oggi

Oggi il divieto è assoluto e costituzionalizzato. L’articolo 24 della Costituzione portoghese stabilisce in modo chiaro due principi fondamentali:

  • “La vita umana è inviolabile
  • “In nessun caso vi sarà pena di morte
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Per questo motivo, la pena capitale è completamente esclusa dall’ordinamento giuridico portoghese e non è oggetto di dibattito politico rilevante.

Il caso portoghese è spesso citato come esempio precoce in Europa: mentre paesi come la Francia hanno abolito la pena di morte solo nel 1981, il Portogallo aveva già completato questo percorso più di un secolo prima.

Il Portogallo fu accolto con grande interesse dalla stampa internazionale dopo l’abolizione della pena di morte nel 1867, che venne interpretata come un segnale forte di modernizzazione giuridica e civile. In un’Europa ancora segnata da esecuzioni pubbliche e da un uso diffuso della pena capitale, la scelta portoghese venne descritta come un passo audace verso un’idea più umanitaria della giustizia.

In particolare, molti giornali e intellettuali dell’epoca considerarono il Paese un esempio di progresso politico e morale, capace di anticipare tendenze che sarebbero diventate comuni solo decenni più tardi. Questo contribuì a rafforzare l’immagine del Portogallo come nazione riformatrice, nonostante le sue dimensioni e il suo peso politico limitato rispetto alle grandi potenze europee.

Oggi, la legge del 1867 è spesso citata negli studi storici e giuridici come parte del patrimonio legislativo europeo, non solo per il suo contenuto, ma anche per il valore simbolico: rappresenta uno dei primi casi in cui uno Stato europeo ha scelto di abolire in modo definitivo la pena capitale per i reati civili, anticipando un cambiamento culturale che diventerà dominante solo nel XX secolo.

Author

  • Alan De Ambrogi autore Portogallo lisbona magazine

    Residente a Lisbona dal 2020, laureato in marketing, coniuga la sua passione per i viaggi con l'amore per la scoperta di nuove culture. La sua penna trasmette esperienze uniche e riflessioni ispirate dai luoghi che esplora.

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