La F1 torna in Portogallo nel 2027 e 2028
La Formula 1 tornerà ufficialmente in Portogallo nelle stagioni 2027 e 2028, riportando il Gran Premio sul suolo nazionale dopo alcuni anni di assenza dal calendario. Il palcoscenico sarà ancora una volta l’Autódromo Internacional do Algarve, a Portimão, un circuito che negli ultimi anni ha saputo ritagliarsi uno spazio speciale nella memoria di team e piloti.
La rilevanza della notizia non sta solo nel ritorno della gara, ma nel modo in cui è maturata: con un chiaro sostegno del Governo portoghese e un annuncio istituzionale che conferma la volontà politica di investire nella Formula 1 come evento strategico. Non si tratta quindi di una soluzione temporanea o emergenziale, come accaduto durante la pandemia, ma di una scelta strutturata, pensata per rafforzare la presenza del Portogallo nel panorama sportivo internazionale e valorizzare l’Algarve anche dal punto di vista economico e turistico.
Portimão, il circuito che ha convinto i piloti
L’Autódromo do Algarve non è un circuito qualunque. Fin dal suo debutto in Formula 1, Portimão si è distinto per un tracciato che combina complessità tecnica e forte impatto emotivo, tanto da essere spesso paragonato a una montagna russa per il modo in cui si sviluppa tra salite e discese.
La pista mette alla prova i piloti con continui cambi di pendenza, curve cieche e variazioni improvvise di carico aerodinamico, elementi ormai rari nei circuiti moderni, spesso più piatti e prevedibili. Qui la guida richiede istinto, precisione e coraggio, perché molte traiettorie si affrontano senza una visibilità completa, obbligando il pilota a fidarsi delle sensazioni e della memoria del tracciato.
Anche dal punto di vista meccanico, Portimão è una sfida importante: la successione di curve veloci e lente, unita alle forti compressioni e ai cambi di direzione, sottopone gli pneumatici a uno stress costante, rendendo la gestione della gara un fattore chiave.
Non a caso, il circuito dell’Algarve ha ricevuto fin da subito un’accoglienza estremamente positiva da parte dei piloti. Le impressioni raccolte nelle edizioni del 2020 e 2021 hanno contribuito a costruire una sorta di “certificazione informale” del tracciato: Portimão è considerato impegnativo, spettacolare e diverso, un circuito che restituisce al pilota un ruolo centrale e che riesce ancora a sorprendere.
È anche per questo che il ritorno della Formula 1 in Portogallo non appare come una semplice operazione di calendario, ma come il riconoscimento di un circuito che, in poco tempo, ha saputo conquistare il rispetto del paddock.
Il precedente recente: 2020 e 2021
Il legame tra Portimão e la Formula 1 nasce in un momento del tutto eccezionale. Il debutto del circuito dell’Algarve nel Mondiale avviene nel 2020, in piena pandemia, quando la Formula 1 è costretta a reinventare il calendario e a concentrarsi sull’Europa. In quel contesto incerto, Portimão diventa una soluzione tanto necessaria quanto sorprendentemente riuscita.
Le edizioni del 2020 e 2021 si svolgono in condizioni anomale: prima con un pubblico fortemente limitato, poi addirittura a porte chiuse, senza tifosi sugli spalti. Eppure, proprio qui si manifesta il paradosso: nonostante l’assenza del pubblico, il Gran Premio del Portogallo funziona. Lo spettacolo in pista convince, i piloti apprezzano il tracciato e la gara entra rapidamente tra le più ricordate di quel periodo sospeso. Portimão dimostra che un circuito può imporsi per la sua qualità, anche senza il supporto del contorno mediatico tradizionale.
Una storia che inizia molto prima
In realtà, la storia della Formula 1 in Portogallo comincia molto prima dell’Algarve. Il 1958 segna l’ingresso del Paese nel grande motorsport con il primo Gran Premio disputato sul Circuito da Boavista, nel cuore del Porto. È un’epoca pionieristica, in cui la Formula 1 è ancora lontana dall’essere il colosso globale che conosciamo oggi.
La vittoria di Stirling Moss in quell’edizione non rappresenta solo un successo sportivo, ma un vero e proprio biglietto da visita per il Portogallo, che dimostra di poter ospitare eventi di livello internazionale. Le strade cittadine, i circuiti improvvisati e l’atmosfera quasi artigianale di quegli anni raccontano una Formula 1 diversa, più rischiosa e meno patinata, ma profondamente affascinante.
Lisbona ed Estoril: gli anni della consacrazione
Dopo le prime esperienze, il Gran Premio del Portogallo trova una sua stabilità passando prima da Monsanto, a Lisbona, e poi dall’Estoril, che diventa la sede simbolo della Formula 1 portoghese. È qui che, tra 1984 e 1996, il GP vive la sua fase più iconica e continuativa.
L’Estoril non è solo un circuito: diventa un luogo di ritrovo emotivo per il pubblico portoghese, che sviluppa un legame profondo con la Formula 1. Le tribune, spesso gremite, fanno da sfondo a gare combattute e a stagioni decisive per il campionato, consolidando il Portogallo come una tappa riconosciuta e rispettata nel calendario mondiale.
Ayrton Senna e il Portogallo
Impossibile parlare della Formula 1 in Portogallo senza evocare Ayrton Senna. È proprio all’Estoril, nel 1985, che il pilota brasiliano conquista la prima vittoria della sua carriera in Formula 1, sotto una pioggia battente che mette in mostra il suo talento fuori dal comune.
Negli anni successivi, Senna vince ancora in Portogallo nel 1986 e nel 1988, rafforzando un legame speciale tra il pilota e questo Paese. Per molti appassionati, il Portogallo diventa una tappa fondamentale nella costruzione della sua leggenda, il luogo dove tutto è cominciato e dove il suo mito ha preso forma davanti agli occhi del mondo.
L’immagine simbolo della Formula 1
Tra i momenti più iconici della storia della Formula 1 c’è una fotografia scattata prima del Gran Premio del Portogallo del 1986. Nell’immagine compaiono Senna, Prost, Mansell e Piquet, quattro piloti che incarnano rivalità, stili di guida e personalità diverse, ma che insieme rappresentano l’essenza di un’epoca.
Quella foto non è solo un documento storico: è un simbolo. Racconta il Portogallo come punto d’incontro di generazioni, tensioni sportive e duelli leggendari. Per un attimo, l’Estoril diventa il centro del mondo della Formula 1.
Perché tornare oggi non è scontato
Il ritorno della Formula 1 in Portogallo, oggi, non può essere dato per scontato. Il calendario è sempre più affollato e la concorrenza internazionale è forte. Paesi come Turchia e Germania hanno manifestato interesse concreto per ospitare una gara, rendendo ogni posto disponibile una conquista politica ed economica.
Le parole dei vertici della Formula 1 lo chiariscono: senza un solido sostegno finanziario e statale, è difficile assicurarsi una presenza nel Mondiale. La Formula 1 moderna non è solo sport, ma un progetto complesso che richiede investimenti, infrastrutture e una visione di lungo periodo.
Cosa rappresenta questo ritorno
Il ritorno della Formula 1 in Portogallo rappresenta molto più di una semplice gara. È un evento con impatto sportivo, economico e mediatico, capace di attirare centinaia di migliaia di spettatori e di rilanciare l’immagine del Paese a livello globale.
Dopo anni di assenza, il Portogallo torna ufficialmente sulla mappa della Formula 1, collegando il proprio passato glorioso a un presente strategico. Da Boavista a Estoril, fino a Portimão, la storia si ricompone: cambia il contesto, cambia la Formula 1, ma resta la stessa ambizione di essere parte del grande racconto del motorsport mondiale.