Gli israeliani vogliono essere portoghesi

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Negli ultimi mesi in Israele si assiste a una vera e propria corsa alla cittadinanza portoghese.

Negli ultimi mesi in Israele si assiste a una vera e propria corsa alla cittadinanza portoghese. L’episodio più recente — con migliaia di persone in fila davanti al centro Cinema City di Tel Aviv, arrivate all’alba per consegnare documenti senza appuntamento — è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno più ampio.

Le code interminabili, i tempi d’attesa e la saturazione del sistema di prenotazioni riflettono un interesse sempre crescente per il passaporto portoghese, oggi percepito come una sorta di “carta di salvezza” in un momento di forte instabilità regionale. La possibilità di accedere liberamente all’Unione Europea, il costo della vita relativamente più basso, le opportunità professionali e universitarie e, soprattutto, la ricerca di maggiore sicurezza spingono molti israeliani a cercare un’alternativa concreta fuori dal Paese.

In questo contesto si inserisce la componente storica: una parte significativa dei richiedenti è composta da discendenti di ebrei sefarditi, che possono ancora tentare il percorso della cittadinanza grazie alla legge del 2015oggi in via di revisione. Per questi cittadini, ottenere la nazionalità portoghese non significa soltanto un nuovo passaporto, ma anche un ritorno simbolico alle origini, una riappropriazione di un legame interrotto secoli fa dall’espulsione e dall’Inquisizione. La somma di fattori economici, geopolitici e identitari spiega perché oggi tanti israeliani — soprattutto quelli con radici sefardite — puntano a diventare “portoghesi”.


Geografia e parallelismi tra Israele e Portogallo

A un primo sguardo, Israele e Portogallo sembrano mondi lontani; eppure, i due Paesi condividono alcune curiose affinità geografiche e culturali. Entrambi si affacciano su un mare — il Mediterraneo per Israele e l’Atlantico per il Portogallo — che ha modellato per secoli il loro rapporto con il mondo esterno, favorendo scambi, migrazioni e una costante apertura verso l’estero. Sono nazioni relativamente piccole, ma con una diaspora globale capace di influenzare culture e territori ben oltre i propri confini.

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Per il Portogallo, inoltre, la presenza di comunità sefardite è stata storicamente significativa: prima dell’Inquisizione, gli ebrei portoghesi erano parte integrante della vita economica, scientifica e culturale del Paese. Quel legame, spezzato violentemente nel XVI secolo, riemerge oggi in forma sia reale che simbolica, grazie al ritorno di migliaia di discendenti che cercano di ricostruire la propria identità storica attraverso la cittadinanza portoghese.

Origini della legge sefardita e il caso Abramovich

La legge introdotta con il Decreto-Lei 30-A/2015 ha aperto per la prima volta la strada alla naturalizzazione dei discendenti degli ebrei sefarditi espulsi dal Portogallo durante l’Inquisizione, configurandosi come un vero “diritto di ritorno” e una forma di riparazione storica. I criteri iniziali erano relativamente blandi: per ottenere la cittadinanza bastava dimostrare l’appartenenza a una comunità sefardita di origine portoghese tramite elementi come cognomi, tradizioni familiari, lingua, genealogie o certificazioni rilasciate dalle comunità ebraiche. Proprio questa flessibilità ha però aperto la porta a casi controversi, come quello di Roman Abramovich, che ha ottenuto il passaporto portoghese grazie a questa normativa, sollevando dubbi, soprattutto perché è diventato uno degli uomini più ricchi del Portogallo — riportati anche da varie testate internazionali — su certificazioni facili e verifiche insufficienti. Le polemiche, insieme ad altri casi sospetti, hanno spinto il governo portoghese a irrigidire la legge: dal 2022 non è più sufficiente la discendenza sefardita, ma è richiesta la prova di un’effettiva connessione con il Portogallo, come residenza, rapporti duraturi con il Paese o altri legami concreti.

Le modifiche più recenti: cosa cambia nel 2025

Nel 2025 il Portogallo ha introdotto una riforma ancora più restrittiva della propria legge sulla cittadinanza, andando oltre l’inasprimento già avvenuto nel 2022. Le nuove proposte di legge del 2025 prevedono infatti la chiusura definitiva del regime speciale per i discendenti degli ebrei sefarditi, eliminando quello che per anni era stato presentato come un diritto di ritorno legato alle persecuzioni dell’Inquisizione. Parallelamente, il percorso di naturalizzazione diventa più lungo e selettivo: il requisito generale di residenza legale passa a dieci anni, ridotti a sette solo per cittadini di Paesi dell’Unione Europea o della CPLP. A questi cambiamenti si aggiungono nuovi criteri di integrazione civica e linguistica, la necessità di dimostrare una stabilità economica, e persino la possibilità di revoca della cittadinanza in caso di condanne gravi. Anche l’accesso alla nazionalità per nascita in Portogallo viene ristretto: i figli di stranieri nati nel Paese acquisiscono la cittadinanza solo se i genitori risiedono legalmente da almeno tre anni. Davanti a una riforma già approvata ma con diversi punti ancora poco chiari, la comunità ebraica israelita ha richiesto una regolamentazione più trasparente, sottolineando la crescente incertezza che circonda il futuro della legge sulla cittadinanza portoghese.

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Cosa significa oggi per gli israeliani

L’interesse degli israeliani per la cittadinanza portoghese rimane elevato: secondo i dati più recenti, costituiscono ancora la quota più numerosa tra i nuovi cittadini riconosciuti — un trend confermato anche da Euronews.

Tuttavia, le nuove proposte di legge del 2025 cambiano radicalmente il percorso. Non è più sufficiente dimostrare l’ascendenza sefardita: ora sono richieste prove tangibili di un legame reale con il Portogallo, come residenza, proprietà, conoscenza della lingua o altri elementi concreti. Per molti candidati — soprattutto per chi vive stabilmente in Israele, con la complessità aggiunta del contesto geopolitico legato a Gaza e alla Palestina — questo rende il processo molto più difficile, quando non addirittura fuori portata.

Allo stesso tempo, queste modifiche mostrano una chiara scelta politica: il Portogallo vuole che la propria cittadinanza rappresenti un legame autentico e non un semplice passaporto conveniente ottenuto senza alcuna connessione reale con il paese.

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