Tiffosi è una marca italiana?

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Tiffosi è una marca italiana?

Tiffosi è una marca italiana?

Questa frase, in Portogallo come all’estero, si sente sorprendentemente spesso. Eppure è sbagliata, completamente. L’equivoco nasce da un nome che sembra uscito da Milano o Torino, da un’assonanza con la parola “tifosi” e da uno stile che potrebbe ricordare un brand mediterraneo di moda casual. Ma la realtà è molto più interessante, e anche più affascinante:

Tiffosi non è italiana. Tiffosi è una storia profondamente, orgogliosamente portoghese.

Una storia che comincia lontano dal glamour

Per capire come nasce Tiffosi bisogna tornare al 1979, quando in Portogallo la moda non era ancora un settore internazionale e il paese stava appena ritrovando la sua identità dopo la Rivoluzione dei Garofani. È in questo contesto che viene fondata Cofemel, un’azienda tessile che lavora con costanza, discrezione e una visione chiara: costruire un’industria nazionale di qualità.

Per più di un decennio Cofemel produce abbigliamento per altri marchi, ma nel 1991 arriva il momento di fare un salto: creare un brand proprio. Nasce così Tiffosi, con un obiettivo preciso: diventare un punto di riferimento nel mondo del denim. Non un marchio di lusso, non un marchio da passerella, ma un brand solido, accessibile, costruito per accompagnare la vita quotidiana delle persone.

Il successo dei jeans “alla portoghese”

I jeans diventano subito il cuore dell’identità Tiffosi. Design semplice, qualità robusta, prezzi ragionevoli. Un mix che conquista clienti in tutta la rete retail nazionale. In Portogallo chiunque conosce una persona che “indossa Tiffosi da anni” o che ricorda i primi modelli come un simbolo della moda degli anni ‘90.

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L’azienda non si limita a seguire le tendenze: sperimenta, innova nel taglio, introduce collezioni stagionali che rispondono alle esigenze del pubblico e allarga la gamma con t-shirt, felpe e abbigliamento casual. Il marchio cresce, si rafforza e diventa una presenza costante nei centri cittadini, nei centri commerciali e nelle boutique multimarca.

La trasformazione e l’arrivo del Gruppo VNC

La vera svolta arriva nel 2008, quando Cofemel viene acquisita dal Gruppo VNC. Non un colosso della moda internazionale, ma un gruppo imprenditoriale portoghese guidato dalla famiglia Vila Nova, già attiva in altri settori e con una lunga esperienza nel rilancio di aziende retail.

Con la nuova proprietà Tiffosi accelera il proprio sviluppo: i negozi aumentano, si investe nel design dei punti vendita, si modernizza l’immagine e si spinge l’espansione oltre i confini del Portogallo. Il brand diventa più internazionale, più riconoscibile, più competitivo.

E soprattutto più ambizioso.

L’espansione in Europa e la crescita globale

Dalla metà degli anni 2000 Tiffosi inizia a consolidarsi anche all’estero. Il marchio compare in nuovi mercati, entra in negozi multimarca in vari paesi europei e si costruisce una reputazione come brand “onesto”: qualità buona, stile contemporaneo, prezzi accessibili.

Il mercato internazionale accoglie bene il brand, e per una ragione abbastanza semplice: Tiffosi non cerca di imitare i grandi nomi della moda mondiale, ma propone un’identità pulita, lineare e molto portoghese, fatta di praticità e buon gusto.

Con il tempo arrivano anche collezioni bambino e teenager, e il marchio si ritaglia un ruolo sorprendentemente rilevante nel settore kidswear, competendo con brand molto più grandi a livello globale.

Una storia anche di battaglie (legali)

Come accade a molte aziende che crescono, anche Tiffosi si ritrova coinvolta in battaglie legali importanti. Una delle più note riguarda un caso di diritto d’autore sul design dei jeans, un processo complesso che è arrivato fino alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Per anni si è discusso su un punto fondamentale: i capi di abbigliamento possono essere protetti dal diritto d’autore, oltre che dal design industriale? Il caso Cofemel è diventato un riferimento europeo per la moda e la proprietà intellettuale. Un episodio che dimostra che Tiffosi non è solo un marchio commerciale, ma un attore riconosciuto all’interno dell’industria del fashion europea.

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Ma allora perché tutti pensano che sia italiana?

Qui entra in gioco la psicologia dei brand. Il nome “Tiffosi” è un capolavoro di ambiguità fonetica: ricorda immediatamente l’Italia, il calcio, il mediterraneo. Pare quasi impossibile che un nome così evocativo non sia nato a Firenze o Bologna.

In realtà l’origine del nome non è legata all’Italia: è una scelta commerciale, semplice e internazionale. Un nome breve, sonoro, facile da pronunciare in varie lingue. E dato che l’Italia ha una lunga tradizione nella moda, molte persone associano automaticamente qualunque nome “italianeggiante” al nostro paese.

Ma l’identità del brand è portoghese in ogni fibra: nelle persone che l’hanno creato, nei team che lo portano avanti, nella rete di negozi, nella visione del prodotto.

Qualche tempo fa vi avevamo parlato anche di Milaneza, una marca di pasta portoghese ispirata a sua volta all’Italia.

La vera identità di Tiffosi

Tiffosi non è un brand sofisticato né vuole esserlo. La sua forza è l’autenticità. È uno di quei marchi che crescono senza scandali mondani, senza passerelle esagerate, senza marketing aggressivo: cresce perché le persone lo comprano, lo indossano e ci si trovano bene.

È un marchio nato in Portogallo, sviluppato in Portogallo, rilanciato da imprenditori portoghesi e oggi presente in tutta Europa. Una storia di successo locale diventata internazionale, come accade spesso alle aziende che costruiscono solidità prima dei riflettori.

La frase “Tiffosi è una marca italiana” è uno dei fraintendimenti più comuni nel mondo della moda europea. Ma dietro questo errore c’è una storia che merita di essere raccontata: quella di una marca nata da un’azienda tessile portoghese, cresciuta nel mercato nazionale, rilanciata da un gruppo imprenditoriale locale e diventata un punto di riferimento nel denim europeo.

Italiano o no, il nome ha funzionato.
Ma la storia dice un’altra cosa: Tiffosi è, e rimane, profondamente portoghese.

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