Presidenziali 2026: niente maggioranza al primo turno, Portogallo verso il ballottaggio tra Seguro e Ventura
Il primo turno delle elezioni presidenziali del 18 gennaio non ha prodotto un vincitore, ma ha chiarito in modo netto i rapporti di forza in campo. L’affluenza si è attestata su livelli in linea con le ultime presidenziali, segnalando un interesse concreto per una consultazione percepita come politicamente rilevante, anche per il contesto di forte polarizzazione che ha accompagnato la campagna elettorale. Il clima al voto è stato teso ma ordinato, con una competizione dominata fin dall’inizio dal confronto tra modelli politici contrapposti più che da singole proposte programmatiche.
Come ampiamente previsto, nessun candidato ha superato la soglia del 50% dei voti, rendendo inevitabile il ricorso al secondo turno. La frammentazione dell’offerta politica e la presenza di più candidati competitivi rendevano infatti improbabile una vittoria al primo colpo, soprattutto in un’elezione segnata dalla contrapposizione tra un’area moderata e una destra radicale in forte crescita.
António José Seguro ha chiuso il primo turno in testa, confermandosi come il candidato capace di aggregare il voto utile di una parte consistente dell’elettorato di sinistra e di centro. Alle sue spalle si è posizionato André Ventura, che ha consolidato il ruolo del Chega come principale forza della destra radicale e ha ottenuto un risultato sufficiente per accedere al ballottaggio, pur restando a distanza dal primo classificato.
Determinante, in prospettiva, sarà ora il peso politico dei candidati esclusi. João Cotrim de Figueiredo, Henrique Gouveia e Melo e Luís Marques Mendes hanno intercettato quote significative di elettorato moderato, liberale e conservatore, che nel secondo turno potrebbe rivelarsi decisivo. La direzione di questi voti, tra appoggio esplicito, voto tattico o astensione, rappresenta una delle principali incognite della fase finale della campagna.
Il dato più rilevante, però, resta di natura storica: per la prima volta dopo quarant’anni, il Portogallo torna a eleggere il Presidente della Repubblica attraverso un ballottaggio. Un passaggio che segna non solo una discontinuità istituzionale, ma anche il riflesso di un sistema politico sempre più frammentato e polarizzato.

Cosa dicono i numeri
L’analisi della distribuzione geografica del voto restituisce un quadro articolato, che conferma alcune tendenze strutturali della politica portoghese e ne mette in luce di nuove. António José Seguro ha ottenuto risultati particolarmente solidi nelle grandi aree urbane e nei centri con un elettorato più istruito e socialmente composito, mentre André Ventura ha mostrato una maggiore capacità di penetrazione nelle zone periferiche e in contesti caratterizzati da una crescente sfiducia verso i partiti tradizionali.
Il divario tra città e periferie è emerso con chiarezza. Nelle principali aree metropolitane, in particolare Lisbona e Porto, il voto si è orientato prevalentemente verso candidati percepiti come istituzionali e moderati, con Seguro in vantaggio. Al contrario, Ventura ha ottenuto percentuali più elevate in numerosi comuni dell’interno e in territori dove il discorso anti-sistema e securitario ha trovato maggiore risonanza. Un caso a parte è rappresentato da Madeira, dove Ventura è risultato il candidato più votato, confermando la capacità del Chega di radicarsi in un contesto politico tradizionalmente atipico rispetto al Portogallo continentale.
L’astensione ha giocato un ruolo non marginale. Pur non raggiungendo livelli eccezionali, la partecipazione al voto resta un fattore decisivo in vista del secondo turno. Una parte significativa dell’elettorato che ha scelto di non votare al primo turno coincide con segmenti potenzialmente volatili, sensibili alla polarizzazione dello scontro finale. Allo stesso tempo, resta aperta la questione degli indecisi, soprattutto tra gli elettori dei candidati esclusi, che potrebbero optare per il voto tattico o per la rinuncia alle urne.
In questo contesto, il cosiddetto “voto utile” ha avuto un peso rilevante soprattutto nell’ultima fase della campagna elettorale. Negli ultimi giorni prima del voto, una quota consistente di elettori ha abbandonato candidature meno competitive per convergere su Seguro, percepito come l’opzione più solida per arginare l’avanzata di Ventura. Questo travaso di consensi ha contribuito a rafforzare il primato al primo turno e potrebbe riproporsi anche al ballottaggio, dove la scelta dell’elettore rischia di essere guidata più dal rifiuto dell’avversario che da una piena adesione politica.
Perché si va al secondo turno (e cosa cambia ora)
Il ricorso al secondo turno è la conseguenza diretta dell’esito del primo: nessun candidato ha superato il 50% dei voti, soglia necessaria per l’elezione immediata del Presidente della Repubblica. Il calendario elettorale prevede ora una nuova consultazione fissata per 8 febbraio, alla quale accedono esclusivamente i due candidati più votati della prima tornata, António José Seguro e André Ventura.
Dal punto di vista istituzionale, il meccanismo è semplice ma politicamente rilevante. Il ballottaggio non riapre il confronto a nuove candidature, ma costringe l’elettorato a una scelta binaria, riducendo lo spazio per soluzioni intermedie e accentuando la contrapposizione tra visioni alternative del ruolo presidenziale. È proprio questa dinamica a rendere la seconda volta strutturalmente diversa dal primo turno.
Le differenze rispetto alla prima fase della campagna sono già evidenti. I tempi si accorciano sensibilmente, con una campagna più breve e concentrata, che limita la possibilità di articolare programmi complessi e favorisce messaggi immediati. In parallelo, la comunicazione tende a farsi più aggressiva, con un aumento degli appelli diretti all’elettorato avversario e una maggiore personalizzazione dello scontro. In questo contesto, la centralità dei dibattiti televisivi — se confermati e accettati da entrambi i candidati — assume un peso decisivo, diventando uno dei pochi momenti di confronto diretto in grado di influenzare gli indecisi.

Gli equilibri politici in vista del ballottaggio
Il nodo centrale del secondo turno riguarda gli elettori dei candidati esclusi, che rappresentano un bacino numericamente rilevante e politicamente eterogeneo. I voti raccolti da João Cotrim de Figueiredo, Henrique Gouveia e Melo e Luís Marques Mendes non sono automaticamente trasferibili e pongono entrambi i finalisti di fronte alla necessità di ampliare il proprio perimetro elettorale.
In questo scenario pesa in modo particolare la posizione della destra “democratica”, che finora ha evitato un appoggio esplicito a Ventura. L’assenza di una convergenza formale rende incerto il comportamento di una parte dell’elettorato conservatore, diviso tra il rifiuto della destra radicale, il voto tattico contro la sinistra o la scelta dell’astensione.
Un ruolo potenzialmente decisivo potrebbe essere giocato da Henrique Gouveia e Melo e dal suo elettorato, composto in larga parte da votanti moderati, sensibili ai temi della stabilità istituzionale e della credibilità personale del candidato. La direzione di questo flusso di voti sarà uno degli elementi chiave per comprendere l’esito finale.
Resta infine aperta la questione più ampia: astensione o polarizzazione. Il secondo turno potrebbe tradursi in una mobilitazione straordinaria, alimentata dalla contrapposizione netta tra i due candidati, oppure in un aumento dell’astensione tra chi non si riconosce in nessuna delle due opzioni. Da questo equilibrio dipenderà non solo il risultato dell’8 febbraio, ma anche la legittimazione politica del prossimo Presidente della Repubblica.
António José Seguro: il profilo del favorito
Il percorso politico e istituzionale di António José Seguro si distingue per continuità e radicamento nelle strutture dello Stato. Ex segretario generale del Partito Socialista, ministro in diversi governi e già eurodeputato, Seguro ha costruito nel tempo un profilo da politico esperto, lontano dagli eccessi retorici e orientato alla mediazione. La sua candidatura alla presidenza si inserisce in questa traiettoria, puntando su credibilità istituzionale e conoscenza dei meccanismi del potere.
L’immagine che ha dominato la campagna è quella di un candidato moderato, presentato come garante della stabilità in una fase di forte tensione politica. Seguro ha evitato lo scontro diretto sul piano ideologico, proponendosi piuttosto come figura di equilibrio, capace di rappresentare l’unità nazionale e di svolgere il ruolo presidenziale in chiave arbitrale, come previsto dalla Costituzione.
La vittoria al primo turno è il risultato di una combinazione di fattori. Da un lato, Seguro ha beneficiato del voto utile proveniente da una parte dell’elettorato di sinistra e di centro; dall’altro, ha intercettato consensi anche tra elettori moderati preoccupati dall’ascesa della destra radicale. La sua performance è stata rafforzata soprattutto nelle grandi aree urbane e tra i segmenti più istruiti dell’elettorato.
In vista del ballottaggio, i punti di forza di Seguro risiedono nella sua capacità di apparire come l’opzione più prevedibile e rassicurante, nonché nella possibilità di catalizzare un fronte trasversale anti-estremismi. Il suo profilo istituzionale gli consente di dialogare, almeno indirettamente, con elettori provenienti da aree politiche diverse, in particolare con chi considera prioritari la stabilità e il rispetto delle regole democratiche.
Restano però anche limiti evidenti. Il consenso raccolto al primo turno non si traduce automaticamente in una maggioranza al secondo, e Seguro potrebbe incontrare difficoltà nel mobilitare l’intera destra moderata, soprattutto in assenza di endorsement ufficiali. Inoltre, una parte dell’elettorato potrebbe scegliere l’astensione piuttosto che un voto percepito come puramente difensivo.
André Ventura: la scommessa della destra radicale
La traiettoria politica di André Ventura è strettamente legata alla sua visibilità mediatica. Da commentatore sportivo e opinionista televisivo, Ventura è riuscito a trasformare notorietà e linguaggio diretto in capitale politico, fino a diventare il leader del Chega, partito che in pochi anni si è affermato come la principale forza della destra radicale in Portogallo.
Ventura è un candidato fortemente polarizzante, capace di mobilitare un elettorato fedele ma anche di suscitare una reazione di rigetto altrettanto intensa. La sua figura divide l’opinione pubblica e struttura la competizione elettorale attorno a una logica di contrapposizione netta, più che di confronto programmatico.
I temi chiave della sua proposta politica restano coerenti con la linea del Chega: immigrazione, sicurezza, critica alle élite e rottura con il sistema dei partiti tradizionali. Una narrativa che ha trovato terreno fertile in settori dell’elettorato colpiti da insicurezza economica e sfiducia istituzionale.
Per il secondo turno, la strategia di Ventura si muove su due piani. Da un lato, un’“OPA” sull’elettorato di destra, nel tentativo di assorbire i voti dei candidati conservatori esclusi. Dall’altro, un tentativo di legittimazione istituzionale, volto a presentarsi come leader affidabile e non come semplice figura di protesta.
I rischi, tuttavia, restano elevati. Ventura potrebbe scontrarsi con un isolamento politico difficilmente superabile e con una forte mobilitazione del voto anti-Ventura, che al ballottaggio potrebbe rivelarsi decisiva. In questo senso, la sua candidatura appare allo stesso tempo competitiva e strutturalmente fragile, dipendente da una partecipazione elettorale elevata e da una capacità di espansione oltre il proprio zoccolo duro.
Gli scenari possibili per l’8 febbraio
Il ballottaggio dell’8 febbraio si presenta come una consultazione aperta, in cui l’esito dipenderà meno dalla semplice somma dei voti del primo turno e più dalle dinamiche di mobilitazione e partecipazione. I numeri consentono di delineare almeno due scenari principali, entrambi plausibili.
Nel primo scenario, António José Seguro riesce a imporsi grazie alla formazione di un ampio fronte anti-estremismi. In questo caso, una parte significativa degli elettori dei candidati esclusi — soprattutto dell’area moderata e liberale — converge sul candidato socialista per bloccare l’ascesa della destra radicale. La partecipazione resta relativamente alta e il voto assume una dimensione difensiva, orientata più alla stabilità istituzionale che all’adesione entusiasta a un progetto politico. È lo scenario che riflette una logica di continuità e di contenimento della polarizzazione.
Il secondo scenario prevede invece una rimonta di André Ventura, favorita da una forte mobilitazione del suo elettorato e da un aumento dell’astensione tra i votanti moderati. In questo quadro, il candidato del Chega beneficia della demotivazione di chi non si riconosce pienamente in Seguro e riesce a capitalizzare il voto di protesta e di rottura. La polarizzazione si traduce in una dinamica asimmetrica, dove l’elettorato più ideologizzato pesa più di quello indeciso o disilluso.
Il fattore decisivo resta quindi la partecipazione elettorale. Un’affluenza elevata tende a favorire lo scenario di contenimento dell’estremismo, mentre un calo della partecipazione può amplificare il peso delle basi militanti e radicalizzate. In questo senso, il ballottaggio sarà anche un test sulla capacità dei due candidati di motivare al voto segmenti di elettorato che al primo turno hanno scelto l’astensione o candidature minori.
Dal punto di vista politico, l’esito avrà conseguenze rilevanti. Con Seguro a Belém, il Paese si avvierebbe verso una presidenza improntata alla mediazione, al rispetto rigoroso dei ruoli costituzionali e a un rapporto di vigilanza equilibrata nei confronti del governo. Una vittoria di Ventura, al contrario, rappresenterebbe una svolta simbolica e politica, rafforzando la legittimazione della destra radicale e incidendo sul clima politico anche oltre le competenze formali del Capo dello Stato.
Perché questo ballottaggio conta più del solito
Al di là dei nomi in campo, questo ballottaggio assume un significato che supera la dimensione elettorale. Il ruolo del Presidente della Repubblica, pur privo di funzioni esecutive dirette, è centrale nella fase politica attuale: garante della Costituzione, arbitro dei conflitti istituzionali e figura di riferimento nei momenti di crisi. In un contesto frammentato, la personalità che occuperà Belém può influenzare in modo sostanziale la stabilità del sistema.
Il voto dell’8 febbraio invia inoltre un segnale ai partiti politici. Una vittoria di Seguro rafforzerebbe l’idea che esiste ancora uno spazio ampio per la moderazione e per soluzioni di compromesso. Un successo di Ventura, invece, sancirebbe la piena normalizzazione della destra radicale come opzione di potere, con effetti a cascata sugli equilibri parlamentari e sulle future strategie dei partiti tradizionali.
In questo senso, il ballottaggio rappresenta un passaggio chiave per il futuro equilibrio tra moderazione e radicalizzazione in Portogallo. Non si tratta soltanto di scegliere il prossimo Presidente, ma di definire la direzione politica e simbolica del Paese in una fase di trasformazione profonda del suo panorama democratico.