“Três beijinhos e um pontapé”: la vera origine della celebre espressione portoghese nasce a Coimbra
Chi vive in Portogallo o frequenta portoghesi prima o poi sente pronunciare una frase curiosa, ironica e apparentemente contraddittoria: “Três beijinhos e um pontapé”. Tradotta letteralmente significa “Tre bacini e un calcio”, ed è una di quelle espressioni che riescono a racchiudere perfettamente l’umorismo e il modo di relazionarsi tipico del Portogallo.
Oggi viene usata in maniera scherzosa, affettuosa o nostalgica, soprattutto nei saluti tra amici o nei messaggi informali. Ma dietro questa frase esiste una storia molto più profonda, che affonda le radici nella più antica università del Paese e in una delle tradizioni accademiche più iconiche d’Europa: la Praxe di Coimbra.
Coimbra: la città dove nasce tutto
Per capire davvero questa espressione bisogna partire da Coimbra, storica città universitaria del centro del Portogallo. Per secoli, Coimbra è stata il cuore intellettuale del Paese, e ancora oggi la sua università rappresenta uno dei simboli più forti della cultura portoghese.
L’Università di Coimbra, fondata nel XIII secolo, non è soltanto un luogo di studio: è un universo parallelo fatto di rituali, simboli, codici e tradizioni tramandate di generazione in generazione. Tra queste esiste la celebre Praxe Académica, una forma di goliardia universitaria regolamentata che disciplina i rapporti tra studenti e scandisce i momenti più importanti della vita accademica.
Ed è proprio all’interno di questo contesto che nasce ufficialmente il rituale dei “Três beijinhos e um pontapé”.
La Queima das Fitas e il rito dei Finalisti
L’espressione è legata soprattutto alla Queima das Fitas, la storica festa universitaria che si tiene ogni anno a maggio e che celebra gli studenti prossimi alla laurea.
Durante questa settimana, Coimbra si trasforma completamente. Le strade si riempiono di studenti con il tradizionale mantello nero, cortei, serenate, musica e rituali accademici che esistono da secoli.
I protagonisti assoluti sono i Finalistas, gli studenti dell’ultimo anno, riconoscibili per la celebre Cartola e Bengala: cilindro e bastone decorati con i colori del proprio corso universitario.
Secondo il Codice della Praxe di Coimbra, chi incontra un finalista può partecipare a un rituale ben preciso destinato ad augurargli fortuna per il futuro.
Il rituale prevede:
- Tre colpi di bastone sul cilindro (três bengaladas na cartola);
- Tre baci o abbracci;
- Un calcio nel sedere (um pontapé).
Può sembrare assurdo a chi non conosce la tradizione universitaria portoghese, ma in realtà si tratta di uno dei momenti più simbolici ed emozionanti della vita studentesca a Coimbra.
Il significato simbolico dei “tre bacini”
I tre baci rappresentano l’affetto della comunità accademica verso lo studente che sta per lasciare l’università.
Sono un modo per riconoscere gli anni di sacrifici, esami, notti insonni e difficoltà superate. In molti casi il gesto viene accompagnato dalla parola “abençoado” (“benedetto”), quasi come se si trattasse di una vera e propria benedizione simbolica per il futuro.
Il rituale non è percepito come aggressivo o offensivo, ma come una manifestazione collettiva di appartenenza. Coimbra vive moltissimo delle sue tradizioni universitarie, e questi gesti assumono un valore emotivo enorme per chi li vive.
Perché il calcio nel sedere?
La parte più curiosa resta ovviamente il famoso pontapé.
Anche questo gesto ha però un significato preciso: rappresenta la spinta simbolica fuori dal mondo universitario e verso la vita adulta.
È come se la città dicesse al laureando:
“Complimenti, hai finito il tuo percorso. Ora vai nel mondo reale, lavora, cresci e costruisci il tuo futuro.”
Non è quindi un atto di umiliazione, ma un rito di passaggio. Una sorta di ultimo scherzo goliardico prima dell’ingresso definitivo nell’età adulta.
Molti studenti raccontano che questo momento, vissuto tra amici, colleghi e familiari, sia uno dei più emozionanti di tutta l’esperienza universitaria.
Dalla tradizione universitaria al linguaggio quotidiano
Con il passare del tempo, l’espressione è uscita dai confini universitari di Coimbra ed è entrata nel linguaggio comune di tutto il Portogallo.
Oggi “Três beijinhos e um pontapé” viene spesso usata:
- nei saluti scherzosi;
- nei messaggi tra amici;
- nelle dediche ironiche;
- nei contesti nostalgici o affettuosi.
Molti portoghesi la utilizzano senza nemmeno conoscere l’origine storica della frase. Eppure tutto nasce dalle strade acciottolate di Coimbra, dai mantelli neri degli studenti e dai rituali della Praxe.
La Praxe: tradizione, identità e controversie
Parlare di questa espressione significa inevitabilmente parlare anche della Praxe.
Nel corso degli anni, la Praxe universitaria portoghese è stata spesso oggetto di dibattito. Alcuni rituali sono stati criticati per eccessi o dinamiche considerate troppo dure nei confronti delle matricole.
Tuttavia, il rituale dei “Três beijinhos e um pontapé” appartiene alla parte più simbolica e folkloristica di questa cultura accademica. È considerato un gesto di celebrazione e non di sottomissione.
A Coimbra, le tradizioni universitarie fanno parte dell’identità stessa della città. Basta passeggiare nel centro storico durante la Queima das Fitas per capire quanto siano ancora vive.
Coimbra e il peso della memoria accademica
Ciò che rende Coimbra unica è il modo in cui il passato continua a convivere con il presente.
Le serenate notturne in fado accademico, i mantelli neri, le processioni studentesche e rituali come quello dei “Três beijinhos e um pontapé” trasformano la città in un luogo quasi sospeso nel tempo.
Per questo motivo, conoscere l’origine di questa frase significa anche capire meglio una parte dell’anima portoghese: ironica, nostalgica, teatrale e profondamente legata alle tradizioni.
La prossima volta che un portoghese userà questa espressione, saprai che dietro quei “tre bacini e un calcio” si nasconde una storia secolare fatta di studenti, rituali e addii simbolici tra le colline di Coimbra.