Stop ai social sotto i 16 anni: la nuova legge portoghese e cosa stanno facendo gli altri Paesi

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Il Parlamento portoghese ha approvato una legge destinata a far discutere tutta l’Europa: il divieto di accesso libero ai social network per i minori di 16 anni. Una misura che nasce da crescenti preoccupazioni legate alla salute mentale dei giovani, all’uso eccessivo degli schermi e ai rischi della socializzazione digitale senza supervisione.

Stop ai social sotto i 16 anni: la nuova legge portoghese e cosa stanno facendo gli altri Paesi

Secondo la psicologa e specialista in cyberpsicologia Ivone Patrão, tuttavia, la legge rappresenta solo una parte della soluzione. Senza un cambiamento educativo e familiare, infatti, “la regolamentazione da sola non risolverà il problema”.

Ma il Portogallo non è un caso isolato: sempre più Paesi stanno intervenendo per limitare l’accesso dei minori ai social media. Segno che la questione è ormai globale.


Perché il Portogallo vuole limitare i social ai minori

La nuova normativa mira a ridurre l’accesso autonomo dei giovani a piattaforme come TikTok, Instagram e Facebook prima dei 16 anni, introducendo obblighi di verifica dell’età e possibili sanzioni per le aziende che non rispettano le regole.

Secondo Ivone Patrão, la decisione segue le indicazioni della ricerca scientifica:

  • l’uso intensivo dei social è associato a problemi di salute mentale;
  • aumenta l’esposizione a contenuti rischiosi;
  • favorisce comportamenti impulsivi nelle fasce d’età più giovani.

Il motivo è anche biologico: il cervello adolescenziale, in particolare la corteccia prefrontale — responsabile del controllo degli impulsi e della gestione emotiva — non è ancora completamente sviluppato.

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In altre parole, i social non sono progettati per utenti così giovani, mentre gli algoritmi sono progettati proprio per catturare l’attenzione il più a lungo possibile.


La legge non basta: serve una “regolazione interna”

La psicologa introduce un concetto chiave: la coproduzione educativa tra Stato e famiglie.

Secondo questa visione:

  • lo Stato stabilisce regole esterne;
  • i genitori costruiscono l’autoregolazione digitale;
  • i ragazzi imparano a gestire autonomamente tecnologia e tempo online.

Il problema principale, infatti, è generazionale. Gli adulti hanno sviluppato autocontrollo prima dell’arrivo degli smartphone, mentre bambini e adolescenti crescono immersi in dispositivi progettati per essere altamente coinvolgenti.

Un telefono moderno, sottolinea Patrão, non è più un telefono ma un “mini-computer pieno di algoritmi”.


Il divieto eliminerà davvero il problema?

Probabilmente no.

Secondo gli esperti:

  • alcuni minori aggireranno i controlli sull’età;
  • useranno account di fratelli o amici;
  • accederanno comunque tramite altri dispositivi.

La legge, quindi, non mira a eliminare completamente l’accesso, ma a ridurre l’esposizione e soprattutto a sensibilizzare famiglie e società.

Un effetto indiretto importante riguarda proprio i genitori: una regolamentazione ufficiale spinge molti adulti a prendere più seriamente la supervisione digitale.


Meno smartphone, più socializzazione (e più conflitti)

Uno studio citato dalla psicologa ha osservato una scuola che aveva già limitato l’uso dei telefoni prima dell’intervento governativo.

I risultati sono stati sorprendenti:

✅ aumento della socializzazione tra studenti
✅ maggiore interazione tra insegnanti e alunni
✅ miglior coinvolgimento scolastico

Ma è emerso anche un effetto inatteso: sono aumentati i piccoli conflitti quotidiani.

Paradossalmente, per gli psicologi questo è un segnale positivo. I ragazzi tornano a confrontarsi nella realtà, imparando a gestire emozioni, discussioni e relazioni — competenze fondamentali dell’adolescenza che online spesso vengono evitate.


Cosa perderanno davvero i giovani?

Secondo gli esperti, poco o nulla di essenziale.

La ricerca scientifica continua a dimostrare che lo sviluppo umano ha bisogno di:

  • contatto fisico,
  • comunicazione faccia a faccia,
  • relazioni reali.

L’esperienza della pandemia ha mostrato chiaramente che l’interazione digitale non può sostituire quella umana.

Lo schermo, quindi, dovrebbe restare uno strumento di supporto alla comunicazione, non il suo sostituto.

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Non solo Portogallo: i Paesi che stanno limitando i social ai minori

Il dibattito è ormai globale e diverse nazioni stanno sperimentando regolamentazioni simili.

🇦🇺 Australia: una delle leggi più severe

L’Australia ha annunciato l’intenzione di vietare l’accesso ai social ai minori sotto i 16 anni, imponendo alle piattaforme responsabilità dirette nella verifica dell’età. Il governo ha motivato la scelta con l’aumento di ansia, depressione e cyberbullismo tra adolescenti.

🇫🇷 Francia: consenso parentale obbligatorio

La Francia ha approvato una legge che richiede il consenso dei genitori per l’iscrizione ai social sotto i 15 anni. Le piattaforme devono implementare sistemi di verifica dell’età più rigorosi.

🇬🇧 Regno Unito: responsabilità delle piattaforme

Con l’Online Safety Act, il Regno Unito obbliga le aziende tecnologiche a proteggere attivamente i minori da contenuti dannosi, introducendo controlli più severi sugli algoritmi e sulla moderazione.

🇺🇸 Stati Uniti: regolamentazioni statali

Negli Stati Uniti non esiste una legge federale unica, ma diversi Stati — come Utah e Arkansas — hanno introdotto norme che richiedono autorizzazione parentale e limiti d’uso per i minori.

🇨🇳 Cina: limiti di tempo digitali

La Cina ha adottato un approccio radicale: restrizioni severe sul tempo online per i minori e controlli algoritmici sui contenuti, soprattutto nei videogiochi e nelle piattaforme digitali.


Una tendenza globale: regolamentare l’infanzia digitale

Queste politiche riflettono un cambiamento culturale profondo. Per anni la tecnologia è stata considerata inevitabile e neutrale; oggi governi e ricercatori la trattano sempre più come uno spazio che necessita di regole, soprattutto per i più giovani.

Il vero obiettivo non è demonizzare i social network, ma ridefinire il rapporto tra adolescenza e tecnologia.


La vera sfida dopo la legge

Secondo Ivone Patrão, il periodo successivo all’entrata in vigore sarà cruciale. Alcuni giovani potrebbero vivere la restrizione come una perdita o una sorta di “lutto digitale”.

Per questo saranno fondamentali:

  • supporto alle famiglie,
  • educazione emotiva,
  • programmi scolastici di alfabetizzazione digitale,
  • accompagnamento psicologico nei casi più complessi.

La regolazione esterna può avviare il cambiamento, ma solo la regolazione interna — imparata in famiglia e nella comunità — può renderlo duraturo.

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Author

  • Alan De Ambrogi autore Portogallo lisbona magazine

    Residente a Lisbona dal 2020, laureato in marketing, coniuga la sua passione per i viaggi con l'amore per la scoperta di nuove culture. La sua penna trasmette esperienze uniche e riflessioni ispirate dai luoghi che esplora.

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