Quali sono i poteri del Presidente della Repubblica in Portogallo?

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Quali sono i poteri del Presidente della Repubblica in Portogallo?

Il ruolo del Presidente della Repubblica viene spesso sottovalutato perché, almeno sulla carta, non coincide con l’esercizio diretto del potere esecutivo. Non governa, non legifera e non prende decisioni quotidiane sulla vita amministrativa del Paese. Proprio per questo tende a essere percepito come una figura prevalentemente simbolica, una sorta di garante silenzioso che interviene solo nelle grandi occasioni o nei momenti di crisi.

In realtà, sia in Portogallo sia in Italia il Presidente della Repubblica occupa una posizione centrale nell’equilibrio istituzionale, anche se con modalità diverse. Entrambi i Paesi sono Repubbliche parlamentari, ma questo non significa che il ruolo del Capo dello Stato sia identico. Le differenze nel metodo di elezione, nei poteri di veto, nei rapporti con Governo e Parlamento e nel grado di intervento pubblico fanno sì che le due figure presidenziali abbiano un peso politico molto diverso.

Qui entra in gioco la distinzione fondamentale tra potere di garanzia e potere di influenza. In Italia il Presidente della Repubblica incarna soprattutto il primo: vigila sul rispetto della Costituzione, tutela la stabilità delle istituzioni e interviene come arbitro nei momenti di tensione politica. In Portogallo, invece, al ruolo di garante si affianca un potere di influenza più marcato, reso possibile dalla legittimazione del voto diretto e da strumenti costituzionali che gli consentono di incidere in modo più visibile sulla vita politica, pur senza esercitare funzioni di governo.

Comprendere questa differenza è essenziale per cogliere il vero significato della Presidenza della Repubblica nei due ordinamenti e per superare l’idea, spesso fuorviante, di un Capo dello Stato ridotto a semplice figura cerimoniale.

Il Presidente della Repubblica come Capo dello Stato

In Portogallo il Presidente della Repubblica è, innanzitutto, il rappresentante supremo dello Stato. La Costituzione gli attribuisce il compito di garantire l’indipendenza nazionale, l’unità dello Stato e il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche. A questo si aggiunge un ruolo centrale di difesa della Costituzione, che il Presidente è chiamato non solo a rispettare, ma anche a far rispettare, intervenendo quando ritiene che l’equilibrio istituzionale sia a rischio. Non si tratta quindi di una funzione puramente simbolica, ma di una presenza costante nel sistema politico, con un’attenzione particolare alla stabilità democratica.

In Italia il Presidente della Repubblica è anch’egli Capo dello Stato e simbolo dell’unità nazionale, ma il suo ruolo è concepito in modo più prudente. La sua funzione principale è quella di garante costituzionale, chiamato ad assicurare il rispetto delle regole del gioco democratico senza esporsi direttamente nel confronto politico. L’intervento del Presidente italiano è generalmente misurato, spesso discreto, e si manifesta soprattutto nei momenti di crisi o di forte tensione istituzionale.

La differenza chiave tra i due modelli sta proprio nel grado di visibilità e di intervento nello spazio pubblico. In Portogallo il Presidente della Repubblica tende ad avere un ruolo più attivo e riconoscibile, partecipando con maggiore frequenza al dibattito pubblico e utilizzando la propria posizione per orientare, anche indirettamente, la vita politica del Paese. In Italia, al contrario, la forza del Capo dello Stato risiede soprattutto nella sua capacità di rimanere super partes, esercitando un’influenza che passa più dalla mediazione che dalla presenza pubblica costante.

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Rapporti con il Governo

Nel sistema politico portoghese il Presidente della Repubblica svolge un ruolo significativo nei rapporti con il Governo. Spetta a lui nominare il Primo Ministro, tenendo conto dei risultati elettorali e dopo aver consultato i partiti rappresentati in Parlamento. Una volta formato l’esecutivo, il Presidente mantiene un canale diretto e costante con il capo del Governo, che è tenuto a informarlo sugli orientamenti della politica interna ed estera.

Un aspetto particolarmente rilevante è la possibilità, prevista dalla Costituzione, di dimettere il Governo, ma solo in circostanze ben definite: quando ciò risulti necessario per garantire il regolare funzionamento delle istituzioni democratiche. Non si tratta quindi di una revoca politica basata sulla mancanza di fiducia, bensì di uno strumento eccezionale pensato per affrontare situazioni di crisi. A questo si aggiunge la facoltà, meno nota ma simbolicamente importante, di presiedere il Consiglio dei Ministri, su richiesta del Primo Ministro.

In Italia, il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su sua proposta, i ministri, ma il suo ruolo si esaurisce sostanzialmente nella fase di formazione del Governo. Non può revocare autonomamente l’esecutivo, né intervenire direttamente nella sua attività quotidiana. Il Consiglio dei Ministri resta un ambito esclusivo dell’azione governativa, senza alcuna partecipazione diretta del Capo dello Stato.

La differenza chiave emerge soprattutto nei momenti di instabilità politica: il Presidente portoghese dispone di un margine d’azione più ampio, che gli consente di incidere in modo più diretto sulla tenuta del sistema istituzionale, mentre quello italiano opera principalmente come garante e facilitatore delle soluzioni politiche.


Rapporti con il Parlamento

Anche nei rapporti con il Parlamento il Presidente della Repubblica portoghese gode di strumenti che ne rafforzano la centralità politica. Può sciogliere l’Assemblea della Repubblica, nel rispetto dei limiti costituzionali, e convocarla straordinariamente al di fuori del normale calendario dei lavori. Inoltre, ha la possibilità di inviare messaggi politici diretti al Parlamento, richiamando l’attenzione dei deputati su temi che ritiene di particolare rilevanza per la vita del Paese.

In Italia il Presidente della Repubblica possiede anch’egli il potere di sciogliere le Camere, ma si tratta di una prerogativa utilizzata con grande cautela e considerata un’autentica extrema ratio. Il suo rapporto con il Parlamento è più mediato e improntato alla discrezione, con una comunicazione istituzionale meno frequente e generalmente priva di contenuti di indirizzo politico esplicito.

La somiglianza tra i due ordinamenti sta proprio nella funzione dello scioglimento parlamentare come strumento di ultima istanza. La differenza, invece, risiede nella maggiore centralità politica del Presidente portoghese, che può interagire in modo più diretto e visibile con l’Assemblea, contribuendo attivamente al dibattito istituzionale e alla gestione delle fasi di crisi.

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Il potere di veto e il controllo sulle leggi

Uno degli ambiti in cui il Presidente della Repubblica portoghese esercita un’influenza più concreta è quello del controllo sull’attività legislativa. Al Presidente spetta la promulgazione delle leggi approvate dall’Assemblea della Repubblica e dei decreti del Governo: senza la sua firma, questi atti non entrano in vigore. Tuttavia, la promulgazione non è un atto automatico. Il Presidente può infatti decidere di non firmare un testo e di esercitare il veto politico, accompagnandolo da una motivazione formale.

Nel caso dei decreti del Governo, il veto ha carattere assoluto: l’esecutivo è obbligato a modificare o abbandonare il provvedimento. Per le leggi approvate dal Parlamento, invece, il veto è superabile solo attraverso una nuova approvazione con maggioranze rafforzate, il che impone un consenso politico più ampio. A questo si aggiunge la possibilità, per il Presidente, di richiedere il controllo preventivo di costituzionalità al Tribunale Costituzionale prima della promulgazione.

In Italia, il Presidente della Repubblica può rinviare una legge alle Camere con un messaggio motivato, chiedendone una nuova deliberazione. Non si tratta però di un vero e proprio veto politico: se il Parlamento riapprova la legge, anche senza modifiche sostanziali, il Presidente è tenuto a promulgarla. Il suo ruolo sul contenuto legislativo risulta quindi più limitato e improntato alla moral suasion piuttosto che a un potere di blocco effettivo.

La differenza chiave è evidente: in Portogallo il veto presidenziale è uno strumento politico reale, capace di incidere concretamente sul processo legislativo; in Italia, invece, il rinvio alle Camere ha soprattutto una funzione di richiamo istituzionale.


Rapporti con la Corte Costituzionale

Il Presidente della Repubblica portoghese dispone di un rapporto diretto e strutturato con il Tribunale Costituzionale. Può richiedere il controllo preventivo di costituzionalità delle leggi prima della loro entrata in vigore, ma anche sollecitare un controllo successivo, chiedendo l’eliminazione di norme già in vigore ritenute incostituzionali. Un ulteriore strumento, particolarmente significativo, è la possibilità di segnalare un’incostituzionalità per omissione, ovvero l’assenza di una legge necessaria per rendere effettiva una norma costituzionale.

In Italia, il Presidente della Repubblica non ha un accesso diretto alla Corte Costituzionale di pari ampiezza. Il suo intervento nel sindacato di costituzionalità è più indiretto e passa soprattutto attraverso il rinvio delle leggi alle Camere o attraverso il ruolo di garanzia esercitato nei momenti di crisi istituzionale. Ne deriva una capacità di intervento meno incisiva sul piano giuridico.


Referendum e democrazia diretta

Un’altra differenza significativa tra i due ordinamenti riguarda il ruolo del Presidente della Repubblica nella democrazia diretta. In Portogallo è il Presidente a decidere se convocare o meno un referendum nazionale o regionale, anche quando questo sia stato proposto dal Parlamento o dal Governo. Prima di procedere alla convocazione, è inoltre obbligato a richiedere il controllo preventivo di costituzionalità del quesito referendario.

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In Italia, invece, il Presidente della Repubblica non dispone di alcun potere decisionale in materia referendaria. La sua funzione è puramente formale e si limita a indire il referendum una volta che tutte le condizioni previste dalla Costituzione e dalla legge siano state soddisfatte.

La differenza è netta: in Portogallo il Presidente della Repubblica agisce come un filtro attivo della democrazia diretta, mentre in Italia il suo ruolo resta marginale e privo di poteri discrezionali in questo ambito.

Forze Armate e stato di emergenza

In Portogallo il Presidente della Repubblica è Comandante Supremo delle Forze Armate, non solo in senso simbolico ma anche sul piano costituzionale. A lui spetta presiedere gli organi superiori della difesa e garantire la fedeltà delle Forze Armate alla Costituzione e alle istituzioni democratiche. In situazioni eccezionali, il Presidente può dichiarare lo stato di emergenza o lo stato di assedio, previo coinvolgimento del Governo e autorizzazione dell’Assemblea della Repubblica. Allo stesso modo, la dichiarazione di guerra e la conclusione della pace rientrano nelle sue competenze, seppur sempre all’interno di un quadro di cooperazione con Parlamento ed esecutivo.

In Italia, il Presidente della Repubblica è formalmente Capo delle Forze Armate, ma il suo ruolo in materia di difesa è prevalentemente rappresentativo. Le decisioni operative e politiche in ambito militare sono concentrate nelle mani del Governo e del Parlamento, mentre il Capo dello Stato svolge soprattutto una funzione di garanzia e di rappresentanza dell’unità nazionale in contesti solenni o istituzionali.


Politica estera e rappresentanza internazionale

Anche sul piano internazionale il Presidente della Repubblica portoghese esercita un ruolo attivo. È lui a ratificare i trattati internazionali, a nominare gli ambasciatori su proposta del Governo e ad accreditare i rappresentanti diplomatici stranieri. Inoltre, rappresenta direttamente lo Stato portoghese nelle relazioni internazionali, partecipando a vertici, incontri diplomatici e missioni ufficiali che contribuiscono a definire l’immagine e il posizionamento del Paese all’estero.

In Italia, sebbene il Presidente della Repubblica sia il massimo rappresentante dello Stato, la conduzione della politica estera è affidata in modo più marcato al Governo. Il ruolo del Capo dello Stato resta importante sul piano simbolico e diplomatico, ma l’iniziativa politica e negoziale spetta principalmente all’esecutivo.


Un “potere moderatore” più che neutrale

Il confronto tra i due modelli mette in luce una differenza di fondo nel modo di intendere la Presidenza della Repubblica. In Portogallo il Presidente incarna un vero e proprio potere moderatore, capace di intervenire come arbitro nei conflitti istituzionali, come stabilizzatore nei momenti di crisi e come attore politico quando il funzionamento delle istituzioni lo richiede. Questa funzione si esprime anche attraverso l’uso strategico di strumenti informali: discorsi alla nazione, messaggi al Parlamento, prese di posizione pubbliche e una presenza costante nello spazio mediatico.

In Italia, al contrario, il Presidente della Repubblica è chiamato a mantenere un profilo rigorosamente super partes, limitando l’esposizione politica diretta e affidando la propria influenza soprattutto alla mediazione silenziosa e alla credibilità istituzionale.

Il confronto finale può quindi essere sintetizzato così:
➡️ Italia: un Presidente super partes, garante dell’equilibrio costituzionale
➡️ Portogallo: un Presidente attivo, dotato di strumenti di influenza politica, ma privo di funzioni esecutive dirette

Due modelli diversi, entrambi fondati sulla Repubblica parlamentare, ma con una concezione profondamente diversa del ruolo del Capo dello Stato.

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