L’odissea croata di Talox alla ricerca di Cristiano Ronaldo Junior
Quando Talox decide di partire per un viaggio improvviso, raramente sa davvero cosa lo aspetti. Questa volta, però, l’idea sfiora quasi l’assurdo: volare fino in Croazia per scoprire se davvero il giovane Cristiano Ronaldo Junior avrebbe partecipato a un torneo giovanile di cui non esisteva alcuna conferma ufficiale. Nessun comunicato, nessuna notizia online, soltanto una voce sussurrata da un agente FIFA italiano, uno di quelli che parlano poco e che, quando parlano, non lo fanno mai per caso.
Secondo lui, il Portogallo Under 15 era pronto a convocare il figlio del fenomeno mondiale. E il torneo — completamente “blindato” — si sarebbe svolto in una cittadina sperduta della Croazia. Una storia folle, quasi troppo perfetta per essere vera. Troppo misteriosa per non essere inseguìta.
Un viaggio verso il nulla
Zaino in spalla, solito saluto a Mattia in aeroporto, piccoli rituali che anticipano l’ignoto. Talox e il suo compagno d’avventura decollano verso Zagabria senza alcuna certezza: né se il torneo esistesse davvero, né se quel Ronaldo sarebbe lì.
Una volta atterrati, comincia un viaggio che sembra uscito da un film indie: autobus improbabili, campagne infinite e un’unica destinazione possibile — Kakovec.
Kakovec non è una semplice città. È il vuoto. Strade deserte, bar spenti, silenzio inquietante. L’aria di un posto che non compare sulla mappa se non per errore. Ma proprio da quel vuoto sarebbe potuta emergere la verità.
Le prime tracce
Nel raggio di chilometri, esistono solo due campi da calcio. E su Instagram, Talox scova finalmente un dettaglio: Portogallo–Grecia, ore 10, nella vicina Varaždin. Non un annuncio ufficiale, ma abbastanza per riprendere il viaggio.
Altri 40 minuti in taxi attraverso campagne immobili. Poi, finalmente, qualcosa si muove: autobus delle squadre, forze dell’ordine, un campo nascosto tra prati e montagne. Nessun cartello, nessun clamore. Solo attesa.
E a un certo punto, eccolo: il giovane CR7, in carne e ossa. Il vero inizio della storia.
La prima partita — e il mito che pesa
Tutti sono lì per lui. Non per il Portogallo. Non per la Grecia. Solo per vedere il figlio del più grande calciatore del mondo giocare tra i ragazzi della sua età.
La partita, però, non racconta un debutto scintillante. Tripla marcatura, poche occasioni, tanta pressione e un talento ancora nascosto. Il Portogallo fatica. Ronaldo Junior fatica. Eppure è impossibile distogliere lo sguardo: ogni tocco genera un mormorio, ogni corsa un telefono che si alza.
Il match finisce 1–1, con Talox che riesce persino a dare il cinque al ragazzo nel tunnel. Ma non basta. Per capire chi è davvero, serve rimanere un giorno in più.
Un giorno di pioggia, un giorno di speranza
Kakovec è ancora vuota, ancora irreale. Piove. Netflix diventa il rifugio mentre il tempo scorre lento verso un nuovo appuntamento: Portogallo–Inghilterra, stavolta nel vero stadio cittadino.
Ed è lì, tra i tifosi, che Talox vive un altro momento incredibile: incontrare la madre di Cristiano Ronaldo e scattare una foto con lei. Un frammento di realtà che rende tutto improvvisamente autentico.
Poi, il fischio iniziale.
La seconda partita — l’attesa del riscatto
Ronaldo Junior parte dalla panchina. Forse è una scelta tecnica, forse un segnale. L’Inghilterra preme, il Portogallo regge. Quando entra, il giovane Ronaldo lotta, recupera palloni, si sacrifica. Meno brillante, più generoso. La squadra soffre, poi esulta, poi trema sugli ultimi assalti inglesi.
Il Portogallo vince. E la sensazione è chiara: il ragazzo non ha brillato, ma porta sulle spalle un’eredità che pochi potrebbero sostenere serenamente.
Il giorno dopo rimette tutto in discussione
Talox riassume la sua avventura convinto che Ronaldo Junior non abbia convinto. Ma il calcio ama i colpi di scena: nelle partite successive del torneo, il giovane CR7 segna due gol consecutivi, ribaltando le opinioni e dimostrando che un talento non si misura in due partite osservate dal vivo.
E forse è proprio questo il punto: giudicare un ragazzo di quattordici anni è impossibile. Meglio lasciare che siano gli anni — e il campo — a parlare.
E ora restano due domande:
Chi sarà il prossimo giovane talento da seguire?
E quali altre storie si nascondono nei campi più improbabili del mondo?