Nasceranno anche in Portogallo i “Pfandjäger”?
Dal 10 aprile, il Portogallo ha introdotto un sistema di deposito su bottiglie e lattine: 10 centesimi che vengono restituiti riportando il vuoto. Una cifra minima, quasi trascurabile per molti consumatori, ma che potrebbe cambiare — lentamente — alcune dinamiche urbane.
Il modello non è nuovo. In Germania il Pfand è ormai parte della quotidianità e ha dato origine a una figura ben precisa: quella dei raccoglitori di bottiglie, i Pfandsammler, chiamati in modo più evocativo Pfandjäger. Persone che trasformano ciò che per alcuni è rifiuto in una piccola entrata economica.
La domanda è se qualcosa di simile possa emergere anche qui.
I 10 centesimi portoghesi, presi singolarmente, non sembrano sufficienti a creare un vero “incentivo economico”. Ma il punto, come dimostrano altri contesti, non è solo il valore unitario. È la quantità, la costanza e soprattutto il contesto sociale in cui il sistema si inserisce.
Il Portogallo presenta alcune caratteristiche che rendono questa evoluzione plausibile. Da un lato, stipendi medi e pensioni relativamente bassi rispetto ad altri paesi europei; dall’altro, una presenza già visibile di economie informali legate al recupero — cartone, metalli, oggetti riutilizzabili. In molte zone urbane, questa pratica esiste già, anche se resta ai margini.
L’introduzione del deposito potrebbe semplicemente dare valore a qualcosa che finora non lo aveva.
A Lisbona, per esempio, la combinazione tra turismo di massa, vita notturna e consumo rapido crea ogni giorno una quantità enorme di rifiuti. Bottiglie e lattine finiscono spesso nei cestini — o fuori — senza che nessuno le consideri più di tanto. Con il nuovo sistema, ogni contenitore diventa potenzialmente “denaro lasciato in giro”.
Questo potrebbe portare a piccoli cambiamenti visibili: bottiglie lasciate accanto ai cestini invece che dentro, persone che iniziano a raccoglierle in modo sistematico, percorsi informali nelle zone più frequentate — dai miradouros alle aree della movida.
Non si tratterebbe necessariamente di un “lavoro” nel senso classico, ma di un’attività capace di generare entrate marginali. E, come sottolinea il sociologo Sebastian J. Moser studiando il caso tedesco, il denaro è solo una parte della questione. C’è anche il bisogno di struttura, di occupare il tempo, di sentirsi parte di un sistema attraverso un’attività riconoscibile.
Resta però una variabile decisiva: la cultura.
Nel sud Europa — e il Portogallo non fa eccezione — esiste ancora una certa resistenza simbolica verso gesti percepiti come “da necessità”. Restituire bottiglie per pochi centesimi, o peggio ancora raccoglierle per strada, rischia di essere visto come qualcosa da evitare, più che da normalizzare.
È proprio qui che si giocherà il futuro del sistema. Se il deposito verrà percepito come una pratica collettiva, normale, quasi automatica, allora potrà svilupparsi anche una micro-economia attorno ad esso. Se invece resterà associato a un’idea di bisogno o marginalità, difficilmente emergerà in modo visibile.
Il paradosso, comunque, resta lo stesso: eventuali “Pfandjäger” portoghesi non sarebbero un’anomalia, ma uno specchio della società. Esisterebbero perché esistono consumo, spreco e disuguaglianze — ma anche perché esiste un bisogno diffuso di dare un senso concreto alle proprie giornate.
Più che chiedersi se nasceranno, forse la domanda giusta è un’altra:
quanto tempo ci metteremo ad accorgerci che sono già lì.