Portogallo, il Governo cambia le regole degli affitti: sfratto dopo due mesi di morosità e più libertà per i proprietari
Il Governo portoghese ha approvato una profonda riforma del mercato degli affitti, inserita nella strategia “Construir Portugal”, con l’obiettivo di aumentare l’offerta di abitazioni in locazione, semplificare le regole e restituire fiducia ai proprietari.
Tra le novità più importanti c’è la riduzione del termine per avviare lo sfratto in caso di mancato pagamento dell’affitto. Se la riforma sarà approvata definitivamente dal Parlamento, basteranno due mesi di morosità, invece degli attuali tre, per consentire al proprietario di risolvere il contratto.
Le nuove norme attribuiscono inoltre maggiore peso ai ritardi ripetuti nel pagamento del canone: anche se l’inquilino salda successivamente quanto dovuto, comportamenti reiterati potranno costituire motivo di cessazione del contratto.
La riforma elimina anche i limiti al prezzo iniziale degli affitti nei nuovi contratti, lasciando maggiore libertà alle parti nella definizione del canone. Vengono inoltre aboliti i limiti sul numero di mensilità che possono essere richieste come cauzione o come affitto anticipato, offrendo ai proprietari una maggiore flessibilità nella stipula dei contratti.
Un’altra modifica riguarda la durata dei contratti e le condizioni di rinnovo, che potranno essere concordate con maggiore autonomia tra proprietario e inquilino.
Parallelamente, il Governo ha annunciato la creazione di un Fondo di Emergenza Abitativa, destinato a sostenere le famiglie che, per eventi eccezionali e temporanei, si trovino in difficoltà nel pagamento dell’affitto, con l’obiettivo di evitare la perdita dell’abitazione.
Le misure hanno già suscitato reazioni contrastanti. Le associazioni dei proprietari ritengono che la riforma possa incentivare l’immissione di nuove abitazioni sul mercato degli affitti, mentre le organizzazioni a tutela degli inquilini temono che la maggiore libertà concessa ai proprietari possa tradursi in costi più elevati e in una minore tutela per le famiglie con redditi più bassi.
Le modifiche sono state approvate dal Consiglio dei Ministri il 9 luglio 2026, ma dovranno completare l’iter legislativo prima di entrare ufficialmente in vigore.