Il Cammino di Santiago – Il tragitto in Portogallo
““Congratulazioni, come si sente?” “Devo fare pipì…”” cit. Forest Gump
Dilemmi esistenziali a parte, le maggior incognite del Cammino sono le notti. Fossi in voi, non vivrei nell’illusione di avere ore di sonno pacifiche. La gente russerà, si muoverà e si alzerà prima dell’alba. Molte volte, sarete però troppo stanchi per rendervene conto.
La mattina, a Vila do Conde, una signora francese sulla sessantina si alza. “Who snored?!” (chi ha russato?!) dice alla camerata. Io e altre due ragazze scoppiamo a ridere. Quella notte, una signora indefinita è entrata verso l’una e si è coricata. Si è poi alzata alle quattro svanendo del nulla. In tutto questo, un’altra signora statunitense ci ha benedetto con il suo russare incessante. Eppure, mi sono svegliata fresca come una rosa (davvero, non vi sto prendendo per il c).
Da Vila do Conde ad Apulia è un attimo. Le mie prime tappe sono state corte. Volevo vedere come reagisse il mio corpo alle ore di camminata. Ad Apulia, entro in un bar e guardo cosa hanno da mangiare. Guardo la signora dietro al bancone e le dico: “tenho muita fome:,)” (ho tanta fame). Ride, mi prende in simpatia e mi da una bifana con una zuppa. Mangio e mi metto a scrivere. Apulia, Viana do Castelo e Redondela saranno le tappe più dure a livello emozionale. Ho deciso di elaborare alcuni episodi della mia vita.
Con le emozioni sottosopra vado a vedere il tramonto e torno all’ albergue. Mi faccio un’insalata (sì, perché la situazione bagno è un po’ tragica…), ma mi manca il sale. Una signora tedesca lo nota e tira fuori dallo zaino un contenitore a scompartimenti con tutte le spezie.
Mi siedo a mangiare. Sono le 21 e vanno tutti a dormire. In cucina, stiamo mangiando solamente io e Shaun. Shaun è un signore irlandese di settant’anni che parla un sacco. Mi racconta la sua storia. Mi fa delle domande ed io gli racconto un po’ della mia. A caso, ci mettiamo poi a parlare di Platone. La mia prof del liceo sarebbe stata super orgogliosa.
La notte, il mio vicino di letto ungherese russa come un trombone della Scala.
Il giorno dopo, mi dirigo a Marinhas. Qui, incontro Federica. Federica è unica. È italiana, un caos controllato, una profondità d’animo incredibile. Parliamo e leghiamo subito. Facciamo la lavatrice insieme (strategia che consiglio di adottare per dimezzare i costi!) e andiamo a vedere il tramonto. La mattina dopo ci scambiamo i numeri e mi dice: “promettimi che a Santiago ci vediamo per un caffè!”.
La provvidenza vuole che, lo stesso giorno, a Viana do Castelo, salgo su una collina per vedere il tramonto e la becco! Ci ritroveremo poi più volte durante il cammino senza metterci d’accordo.
Il 14 maggio arrivo a Caminha.
Quel giorno, ho costeggiato il mare, con un vento assurdo e il sole a picco. Verso la fine del percorso, si è poi messo a piovere a dirotto. A 1km dalla meta mi sorpassa una coppia di inglesi. Lei è arrabbiata con lui. Lui ha una faccia da “l’ho fatta grossa, ups!”. Me li ritrovo nell’albergue. In camerata, lui mi guarda con la sua faccia da colpevole e mi fa “long day, eh?” (giornata lunga, eh?).
La sera, il proprietario dell’albergue ha organizzato una cena. Il prezzo della cena è troppo caro per il mio budget e decido di mangiare fuori (durante le mie tappe in Portogallo sono riuscita a mangiare fuori con meno di 5€!). Esco, arrivo alla piazza di Caminha e mi metto a scrivere.
Ad un certo punto, gli inglesi si avvicinano. Con una voce dolcissima, lei mi dice che ha notato che ho rifiutato la cena dell’albergue. Mi vogliono offrire una pizza. Dopo un dibattito interiore molto “profondo” (ma, soprattutto, molto italiano), decido di mettere da parte la mia avversione nei confronti della pizza portoghese e accetto l’invito.
Lui è un ex militare. A cena, mi confessa che aveva calcolato un percorso troppo lungo per quel giorno. Lei è un’influencer. Lo prende in giro a riguardo e mi racconta la loro storia. Io e lei ci scambiamo i social. Lei è curiosa di vedere il mio lavoro con la danza, io il suo da influencer.
La mattina dopo mi alzo, pronta per attraversare la frontiera Portogallo – Spagna. Vado in bagno, con la speranza che la pizza portoghese mi aiuti nell’ “andare di corpo”. Ma, come Forest, “devo [solo] fare pipì…” :,)