Il Cammino di Santiago – Pioggia
“Siamo stati sotto le piogge di tutti i tipi: da quella fina fina che ti punge, a quella grossa grossa che ti ammacca.” cit. Forest Gump
Quando si fa lo zaino per il Cammino di Santiago, il criterio da usare è “menos é mais” (avere meno è avere di più). Portate l’essenziale, prioritizzando la protezione dal sole e dalla pioggia e prevenendo incidenti medici comuni (vesciche, scottature, ferite, etc.)
Sono italiana. Eppure, questo non vuol dire che mi abbronzi. Mia madre è calabrese. Ma mio padre è un milanese DOCG (da nove generazioni, ci tiene a dirlo). Se la parte milanese mi ha regalato una grande destrezza nell’affrontare la vita, sicuramente non mi ha dato una pelle mediterranea. A Lisbona mi scotto dieci giorni sì e uno no. Il giorno prima di partire per il Cammino, mi impanico un po’ a riguardo. Compro una crema solare per il corpo, una per il viso, un doposole e una crema riparatrice anti scottature. Tutto per poi scoprire che sarebbe piovuto a dirotto durante la prima settimana. Così, mi tocca andare alla Decathlon. Compro un poncho, sovrapantaloni impermeabili, un copri zaino impermeabile, una giacca leggera antipioggia e un cappellino (pioverà, ma la cute me la posso sempre scottare :,). Il mio mitico zaino della North Face riesce a contenere il tutto.
Arriva l’8 Maggio. Al tramonto lascio la mia casina di Lisbona con le mie coinquiline che mi salutano dal balcone. Il cielo è rosa. Ad Oriente prendo il Flixbus per Porto. Viaggio di notte, dormendo ad intermittenza. Arrivo a Porto, prendo la colazione, mi siedo nel giardino della stazione e mi metto a scrivere. Il cielo è sereno, la luce del sole riflette sulla mia penna ed è tutto molto romantico. Finché… il tempo cambia improvvisamente e inizia a diluviare.
Mi alzo. Si sono fatte le 8:30 ed è il momento di andare in Cattedrale. Da lì si prende la credenziale. Esco dalla metro e cammino verso la chiesa. Sono nervosa, persa, confusa e ho i piedi bagnati. Vedo un ragazzo che cammina verso di me dal lato opposto. Mi sorride. A vederlo, l’istinto di protezione femminile se ne esce con un “chi boi?!” (“che vuoi?” in calabrese). Si avvicina, mi guarda e mi dice: “bom caminho”. Continua per la sua strada.
Prendo la credenziale. Visito la cattedrale e mi dirigo verso il mio alloggio. Pranzo in una Tasca di periferia e provo la Francesinha. Per chi conosce questo piatto, è inutile dire che quel giorno non ho cenato. Dormo a Porto e il giorno dopo prendo la metro fino a Vilar do Pinheiro. Da lì, inizio a camminare lungo la spiaggia verso Vila do Conde.
Durante il tragitto, sono stata “sotto piogge di tutti i tipi: da quella fina fina che ti punge, a quella grossa grossa che ti ammacca”. Quando ero stanca, guardavo il mare in tempesta e, tra me e me, ridevo cantando: “finché la barca va, lasciala andare!”