Perché nelle case portoghesi non c’è il riscaldamento
Chi arriva in Portogallo per la prima volta tende a immaginare un Paese dal clima mite, quasi primaverile tutto l’anno. Poi arriva l’inverno e la percezione cambia rapidamente: case fredde, muri umidi, stufe elettriche accese solo per poche ore e persone che continuano a vivere con il cappotto in casa. Non si tratta di un’eccezione, ma di una condizione diffusa che sorprende soprattutto chi proviene da altri Paesi europei.
La mancanza di riscaldamento domestico nelle abitazioni portoghesi non dipende da un solo fattore. È il risultato di decenni di scelte urbanistiche, abitudini consolidate, limiti economici e di una sottovalutazione strutturale del problema, alimentata dall’idea che in Portogallo “non faccia mai davvero freddo”.
Il clima portoghese è stato a lungo utilizzato come principale giustificazione per la costruzione di case prive di sistemi di riscaldamento. È vero che gli inverni sono più brevi rispetto al Nord Europa e che le temperature raramente scendono sotto lo zero, ma il freddo in Portogallo ha caratteristiche particolari: è umido, persistente e spesso accompagnato da pioggia. Nelle regioni del Nord, dell’interno e in molte zone collinari, settimane con temperature comprese tra i 5 e i 10 gradi sono la norma. In assenza di un adeguato isolamento termico, questo freddo penetra facilmente negli ambienti domestici.
Uno dei nodi principali è infatti la qualità del patrimonio abitativo. Gran parte delle case portoghesi è stata costruita in un’epoca in cui l’efficienza energetica non rappresentava una priorità. Per anni non sono esistiti veri obblighi normativi: vetri singoli, muri non isolati, tetti disperdenti. Anche oggi, accendere una stufa significa spesso disperdere calore nel giro di pochi minuti, con un conseguente aumento dei consumi e dei costi.
Il riscaldamento centralizzato, comune in Paesi come Germania, Francia o Italia, in Portogallo resta una rarità. Le abitazioni non sono state progettate per ospitare caldaie centrali, i condomini difficilmente dispongono di impianti comuni e non esistono vere reti di teleriscaldamento. La soluzione più diffusa rimane quella individuale: stufette portatili, elettriche o a gas, utilizzati solo in alcune stanze e per periodi limitati della giornata.
A incidere in modo determinante è anche il costo dell’energia. L’elettricità in Portogallo ha prezzi elevati se rapportati al reddito medio, e molte famiglie rinunciano al riscaldamento per paura di bollette troppo alte. In questo contesto, riscaldare la casa diventa una spesa percepita come non essenziale. Si preferisce riscaldare le persone, non gli ambienti, facendo largo uso di coperte, maglioni e borse dell’acqua calda.
Qualche tempo fa vi avevamo dato qualche consiglio sul come asciugare i vestiti in inverno.
Col tempo, questa situazione ha generato una vera e propria normalizzazione del freddo domestico. Vivere in una casa fredda durante l’inverno è diventato qualcosa di accettato. Si chiudono le stanze meno utilizzate, si concentra la vita quotidiana in cucina o in salotto, ci si adatta al disagio stagionale. Questo adattamento culturale ha ridotto la pressione sociale e politica per interventi strutturali sul riscaldamento delle abitazioni.
Dietro questa abitudine si nasconde però un problema più profondo: la povertà energetica. Il Portogallo è tra i Paesi europei in cui è più difficile mantenere una temperatura adeguata in casa durante l’inverno. Le conseguenze non riguardano solo il comfort, ma anche la salute, in particolare quella di anziani e persone vulnerabili. Case fredde e umide favoriscono problemi respiratori, malattie cardiovascolari e un generale peggioramento della qualità della vita.
Negli ultimi anni il fenomeno è diventato sempre più visibile. L’aumento dei prezzi dell’energia, l’inflazione e il fatto che molte persone trascorrano più tempo in casa hanno reso il problema del freddo nelle case portoghesi impossibile da ignorare. Il paradosso è evidente: il Portogallo è uno dei Paesi con più ore di sole all’anno, ma anche uno di quelli in cui è più difficile riscaldare le abitazioni.
Solo recentemente sono stati introdotti incentivi pubblici per migliorare l’isolamento, installare pannelli solari e aumentare l’efficienza energetica degli edifici. Tuttavia, il cambiamento procede lentamente e riguarda soprattutto le nuove costruzioni, mentre la maggioranza della popolazione continua a vivere in case progettate per un clima che, nella realtà quotidiana, si rivela molto più freddo di quanto suggerisca la reputazione del Paese.