Un candidato alla presidenza del Portogallo ha promesso vino e una Ferrari per tutti
È difficile immaginare una promessa elettorale più surreale di questa: vino canalizzato direttamente nelle case di tutti i portoghesi, insieme a un Ferrari per ogni cittadino e perfino a “benefit” come una patinatrice russa o danzatori cubani. Eppure, tutto questo non arriva da una gag televisiva o da una performance teatrale: fa parte del programma di un vero aspirante candidato alle presidenziali del 2026.
Il protagonista di questa proposta fuori da ogni schema è Manuel João Vieira, nome quasi sconosciuto al pubblico italiano ma figura cult in Portogallo. Musicista, artista visivo e performer, fondatore dei gruppi satirici Ena Pá 2000 e Irmãos Catita, Vieira da anni trasforma la politica in un palcoscenico, muovendosi tra ironia, provocazione e critica sociale. Non a caso il suo slogan più famoso — “Solo desisto se vengo eletto” — riassume perfettamente lo spirito con cui si presenta: un candidato che usa l’assurdo come specchio deformante del sistema politico.
Chi è Manuel João Vieira
Per capire la sua candidatura fuori dagli schemi, bisogna partire dalla sua figura: Manuel João Vieira è nato a Lisbona nel 1962 ed è figlio del pittore João Rodrigues Vieira, uno dei nomi importanti dell’arte portoghese del Novecento. Cresciuto in un ambiente creativo, ha seguito un percorso naturale verso l’arte, studiando alle Belle Arti di Lisbona (ESBAL), dove si è formato come artista visivo. Ma ridurlo a una sola definizione sarebbe impossibile: Vieira è un vero multitalento. Musicista, pittore, performer, attore e persino docente, ha costruito negli anni una carriera che oscilla costantemente tra satira, provocazione e sperimentazione, diventando una figura di culto della scena culturale portoghese.
Le sue band
La dimensione musicale è forse quella in cui Manuel João Vieira ha lasciato l’impronta più riconoscibile. Nel 1984 fonda gli Ena Pá 2000, gruppo di cui è leader e anima creativa. La band, oggi considerata un’icona del panorama alternativo portoghese, si distingue per uno stile fatto di ironìa feroce, liriche nonsense e provocazioni costanti, una miscela che negli anni è diventata un marchio di fabbrica e ha contribuito a definire la figura pubblica di Vieira.
Accanto agli Ena Pá 2000 nasce nel 1991 un altro progetto fondamentale: gli Irmãos Catita, un gruppo parallelo che esplora un universo musicale completamente diverso. Qui dominano sonorità easy listening, jazz, pop retrò e una evidente parodia della musica d’intrattenimento degli anni ’40–’60, rielaborata in chiave teatrale e surreale. Anche questo ensemble diventa rapidamente un cult, grazie alla capacità di unire nostalgia e satira con un’estetica volutamente kitsch.
Oltre ai due gruppi principali, Vieira ha dato vita anche ad altri progetti performativi, tra cui “Corações de Atum”, che uniscono musica, teatro e installazione in un approccio sempre sperimentale e difficilmente classificabile.
Teatro, personaggi e performance
La scena teatrale è un’altra parte essenziale del suo universo artistico. Vieira ha infatti creato negli anni una serie di personaggi — o “maschere” — che utilizza nelle sue performance: Lello Universal, Lello Minsk, Élvis Ramalho, Orgasmo Carlos, solo per citarne alcuni. Attraverso queste identità parallele mette in scena una sorta di cabaret contemporaneo, in cui la componente teatrale, burlesca e grottesca si fonde con la musica e l’arte visiva. Il risultato è un linguaggio performativo unico, che oscilla tra comicità surreale e critica sociale.
Carriera artistica visiva e accademica
Oltre alla musica e al teatro, Manuel João Vieira è anche un affermato artista plastico. Ha realizzato mostre, installazioni e performance in numerosi contesti portoghesi e internazionali, con opere oggi presenti in collezioni prestigiose come quelle della Fondação Serralves e della Fondação Calouste Gulbenkian.
Parallelamente, svolge attività come docente in scuole d’arte, portando nelle aule lo stesso approccio sperimentale che caratterizza la sua produzione artistica. Questo ruolo gli ha permesso di influenzare una nuova generazione di artisti, contribuendo a diffondere una visione dell’arte come spazio libero, critico e profondamente interdisciplinare.
Le sue precedenti candidature politiche
Le candidature di Vieira non sono certo una novità. La sua presenza nella vita politica portoghese risale già alle presidenziali del 2011 e del 2016, quando si era presentato come outsider assoluto, trasformando la campagna elettorale in una performance artistica a tutti gli effetti. Non si trattava di programmi politici nel senso tradizionale del termine, ma di un’operazione concettuale: usare l’assurdo per mettere in discussione la retorica istituzionale e svelare i meccanismi dello spettacolo politico.
Questa dimensione di “arte politica” è rimasta la cifra distintiva delle sue candidature, che non ambiscono tanto al potere quanto a creare una narrazione alternativa, capace di far riflettere attraverso il paradosso, la provocazione e l’umorismo.
La candidatura 2026: proposte e strategia
Nella corsa alle presidenziali del 2026, Manuel João Vieira si presenta con un’identità politica volutamente indefinibile, che lui stesso descrive come “estremo-centro”. Una formula paradossale che rifiuta le categorie tradizionali di destra e sinistra e che, al tempo stesso, ironizza sulle etichette con cui si cerca di incasellare qualsiasi figura pubblica. Come riportato da Press Minho, Vieira sostiene di voler rappresentare una politica “affettiva”, in cui il Presidente della Repubblica sarebbe prima di tutto un distributore di vicinanza, calore umano e… qualche follia creativa.
È in questo contesto che si inseriscono le sue promesse più surreali: vino canalizzato in ogni casa, un Ferrari per tutti, una patinatrice russa o danzatori cubani come benefit di Stato. Proposte volutamente impossibili, che funzionano come un dispositivo satirico per mostrare quanto le promesse politiche — vere o finte — possano scivolare nell’assurdo. Al di là dell’ironia, Vieira afferma di volersi dedicare al “desgovernar”, uno “sregolato governare” inteso come atto di libertà, rottura e fantasia, in cui il messaggio centrale è comunque la distribuzione di affetto e amore.
Tutta la sua comunicazione politica è costruita con uno stile dichiaratamente satirico: l’assurdo non è un vezzo, ma una strategia deliberata per denunciare la teatralità della politica contemporanea e mettere a nudo le sue contraddizioni.
Reazioni e percezione pubblica
La candidatura divide, diverte e confonde. Nelle reazioni sui social — basti scorrere alcuni thread su Reddit — è possibile trovare tre principali categorie di commenti:
- Chi ride e vede Vieira come un’icona pop, un artista che porta un po’ di leggerezza nel panorama politico;
- Chi protesta, interpretando la sua presenza come una parodia che svaluta la gravità del momento politico;
- I fan storici, che apprezzano la continuità tra la sua carriera artistica e la sua “missione politica”.
Molti lo definiscono un “eterno candidato”, più vicino alla tradizione dei protest candidates che a quella dei politici di professione. La sua figura suscita simpatia e irritazione in egual misura, confermando la natura polarizzante della sua proposta. Per alcuni, è un intruso; per altri, una boccata d’aria in un panorama politico logoro.
Il rapporto tra la persona artistica e la politica reale
La forza della candidatura di Manuel João Vieira sta proprio nel suo essere inseparabile dalla sua persona artistica. I suoi personaggi, la sua estetica grottesca e il suo linguaggio provocatorio non sono messi da parte: entrano direttamente nel discorso politico, trasformando l’arena elettorale in uno spazio performativo. Le sue campagne non sono semplici operazioni elettorali, ma azioni artistiche che funzionano dentro e fuori dal contesto politico.
Significato simbolico della candidatura
Al di là del tono leggero, la candidatura di Vieira è anche una critica implicita al sistema politico portoghese. L’assurdo, in questo caso, diventa uno strumento attraverso il quale rivelare la stanchezza, la frammentazione e la crescente sfiducia nella politica tradizionale. In questo senso, la sua candidatura può essere letta come satira, ma anche come commento sociale e come risposta alla crescente disillusione di una parte dell’elettorato.
Il suo valore non risiede nelle promesse (chiaramente impossibili), ma nell’atto stesso di candidarsi: un gesto performativo che smaschera la retorica del potere e rappresenta un’alternativa simbolica. Per chi lo sostiene davvero, Manuel João Vieira incarna un miscuglio di rottura, ironia e desiderio di leggerezza: un modo per dire che si può partecipare alla politica anche senza prenderla troppo sul serio, pur prendendo molto sul serio ciò che essa rappresenta.