Salazar e Mussolini: affinità, divergenze e convenienze (1930–1945)

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Salazar e Mussolini: affinità, divergenze e convenienze (1930–1945)

Tra gli anni Trenta e la fine della Seconda guerra mondiale i rapporti tra il dittatore portoghese António de Oliveira Salazar e Benito Mussolini furono segnati da un intreccio di simpatia ideologica selettiva, convergenze tattiche (soprattutto sul dossier spagnolo) e, al tempo stesso, da scelte strategiche divergenti: Lisbona rimase neutrale e fedele alla storica alleanza con Londra, mentre Roma entrò nell’Asse e nel conflitto globale.

Due autoritarismi non identici

La forma di Stato adottata da Salazar per l’“Estado Novo” era impostata come un regime autoritario, corporativo e cattolico. La sua formula puntava alla depoliticizzazione della società più che alla sua “militarizzazione” politica: partito unico subordinato allo Stato (Unione Nazionale), centralità dell’ordine e dell’ortodossia cattolica, corporativismo come architettura istituzionale.

La forma di Stato era dunque diversa rispetto al fascismo, che scelse una soluzione differente: il PNF (Partito Nazionale Fascista) è l’unico partito ammesso alle elezioni e osannava la figura di Benito Mussolini come salvatore della patria.

Pur guardando con interesse ad alcuni strumenti del fascismo (in primis il corporativismo), Salazar rigettò il partito-Stato totalitario e il culto del capo di matrice pagana che egli imputava ai modelli italiano e tedesco. Da molti studiosi, lo Stato di Salazar è definito come un “protofascismo”.

Diplomazia e scambi negli anni Trenta

Nel periodo interbellico, il regime fascista tentò di proiettare le sue dottrine in Portogallo. Per tutta risposta, il regime portoghese adottò in parte le soluzioni italiche in merito alla sicurezza e al controllo. Il regime salazarista costruì strumenti di controllo e repressione (PVDE, poi PIDE) funzionali alla stabilità, senza però adottare il modello totalitario di mobilitazione di massa.

La collaborazione fu accentuata da scambi intellettuali, viaggi e formazione. Soffermandoci su quest’ultima, è interessante notare come molti poliziotti portoghesi ebbero la possibilità di formarsi in Italia.

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La guerra di Spagna: la vera convergenza

La guerra civile spagnola (1936–1939) fu il principale terreno di allineamento tra i due dittatori. Mussolini intervenne apertamente con truppe, aviazione e mezzi (Corpo Truppe Volontarie e Aviazione Legionaria), mentre Salazar sostenne politicamente e logisticamente i Nazionalisti di Franco, spinto dall’anticomunismo e dal timore del “contagio” rivoluzionario oltrefrontiera. Per entrambi, il successo di Franco garantiva un cuscinetto autoritario nella Penisola Iberica.

La Seconda guerra mondiale: la divergenza decisiva

Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale si vennero a creare due schieramenti: l’Asse e gli Alleati. L’Italia, come sappiamo, scelse di supportare la Germania; sia per l’affinità politica, sia perché in Italia il regime tedesco veniva visto con ammirazione. Per il Portogallo il discorso è diverso: esso non si unì mai al conflitto, ma nel 1943 consentì all’Inghilterra (con cui aveva un’alleanza dai tempi di Napoleone) e agli Stati Uniti di utilizzare le Azzorre come porto per sfuggire al pericolo degli U-Boot.

A seguito della guerra civile italiana, il Portogallo (come anche la Spagna franchista) non riconobbe la Repubblica Sociale Italiana come Stato legittimo. Ciò pose fine ai rapporti diplomatici fra Mussolini e Salazar.

Author

  • Francesco Sanna

    Nato n el 2005, Francesco Sanna inizia il suo percorso da giornalista all'età di 16 anni, con esperienze che vanno da "La Nuova Sardegna" a "Catatalan TV". Attualmente è il direttore della redazione di ResPublica.

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