Il Cammino di Santiago – Correre senza motivo

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“Non volevano credere che qualcuno potesse essere così scemo da correre senza motivo” cit. Forest Gump

Chi mi conosce sa che, quando prende il telefono per chiamarmi, potrei essere in qualunque parte del mondo. Chi non mi conosce e mi chiede cosa faccio nella vita spesso commenta alla mia risposta con un “ah beh, tutto lineare”. Mia nonna mi chiama “vagabonda” (da leggere con quattro b e accento calabrese).

La verità è che a molti il cambio destabilizza. Per come sono fatta io, è il mio confort. Viaggio per non perdermi. Perché mi sono resa conto che la realtà in cui viviamo è molto più grande di come ce la raccontano. E, viaggiando, (ma viaggiando davvero!) il mio pensiero si libera dalle ideologie comuni. Tuttavia, per la prima volta in vita mia, a Febbraio 2026, ho viaggiato perché ero completamente persa.

Dicembre 2025, mi laureo. Seconda laurea, parlo tre lingue, ho fatto i miei tirocini come da protocollo, ma non riesco a trovare lavoro. Voglio fare la giornalista. Eppure, faccio la cameriera e l’insegnante di danza per pagarmi l’affitto. Vivo in Inghilterra e ci sto morendo. Ad ottobre, sono stata in Brasile e mi è rimasto il pallino di imparare il Portoghese. Un’amica mi consiglia di andare a Lisbona ad insegnare, dato la popolarità della danza e del fitness.

A febbraio, arrivo a Lisbona. In classico stile Virginia, lascio tutti i miei amici, il ragazzo che amo e la vita che conosco, senza guardare in faccia a nessuno. Ho il cuore un po’ a pezzi. Per tre mesi, imparo il portoghese, cerco lavoro come giornalista e conosco un botto di gente. 

Niente sembra andare per il verso giusto in tema lavorativo. Ma è la prima volta in vita mia in cui posso fermarmi e guardarmi dentro. Questo fa strano. Pieni come siamo di cose nella nostra quotidianità, non abbiamo tante occasioni di questo tipo. Molte volte, neanche le vogliamo. Fa paura sentire emozioni forti ed essere sinceri con noi stessi. Ma è un’opportunità di crescita enorme.

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Durante una serata nella pink street, conosco una ragazza. Elina. 

In un giorno di sole, Elina mi invita ad andare in spiaggia con lei e il suo ragazzo. Sono una di quelle coppie vomitevoli. Ma vomitevoli!!! Però sono carini e si amano alla follia. Si sono conosciuti durante il Cammino di Santiago. Me ne parlano e io non posso fare altro che pensare a Checco Zalone e alla sua Ferrari. Però, mi chiama (non Checco, il Cammino).

Nei giorni successivi faccio un po’ di ricerche e il Cammino mi attira sempre di più. Nella mia testa rimbomba la frase su un murales che vedo ogni volta che torno dal lavoro: “Melhor uma perdida na vida que uma vida perdida” (meglio perdersi una volta nella vita piuttosto che avere una vita persa). Decido di fare il Cammino Portoghese della Costa. Adoro il mare, voglio camminare di fianco a lui e affidargli la mia vita che, in questo momento, è un po’ per aria.

Lo dico a un po’ di amici. Molti si gasano. Altri, non volevano credere che qualcuno potesse essere così scemo da [camminare] senza motivo.

Author

  • Virginia è uno spirito libero che attualmente vive a Lisbona. Ha completato la sua carriera universitaria nel Regno Unito, specializzandosi in diritto penale internazionale. In questo ambito, ha completato tre tirocini, uno a Città del Capo, uno a Buenos Aires e uno all'Aia. Parla quattro lingue e ama scrivere. Nel suo tempo libero insegna pole dance, trasmettendo il suo amore per la danza.

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